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Noi due (capitolo 8)

Gabriel non dormiva, ma si trovava in uno stato di dormiveglia cosi dolce che non aveva voglia di aprire gli occhi. Dopo aver fatto sesso con Hesediel si era accasciato sul divano sentendo di non avere più forze; gli pesava ammetterlo, però era stata l'esperienza più eccitante e intensa che avesse mai fatto, e inoltre quel uomo lo faceva impazzire con le sue mani, con la sua bocca, con il suo corpo. Strinse la coperta rabbrividendo, mentre pensava a quello che era successo poche ore prima: Hesediel gli aveva dato piacere con la sua bocca... afferrò il cuscino e vi affondò il volto infiammato dalla vergogna. Dio, anche il cuscino aveva il suo profumo, deglutì passandosi la lingua sulle labbra e mettendosi a sedere. Si trovava nella stanza di Hesediel, ricordava quando le sue braccia forti lo avevano preso e portato a letto, dopo lo aveva baciato sulla fronte. Scosse la testa. No, certamente era stato soltanto un sogno, quel bruto non aveva potuto dargli un bacio cosi tenero. Eppure ...

Noi due (capitolo 7)

Hesediel attraversò rapidamente la hall dell’albergo, tuttavia non poté non notare gli sguardi incuriositi di alcuni sottoposti. Al suo passaggio una cameriera sussurrò qualcosa all’orecchio di un’altra che arrossì osservandolo. Si passò stancamente una mano fra i capelli fermandosi al bancone della reception. "Brunetti!" chiamò impaziente. L’uomo sulla quarantina apparve all’istante come se fosse stato un’invocazione. "Bentornato signore, desidera?" chiese con tono cordiale. Hesediel socchiuse gli occhi serrando le labbra. Sul volto dell’altro leggeva disagio, era successo qualcosa che non voleva dirgli. Gli si avvicinò di un centimetro. "Sapere cos’è accaduto in mia assenza" rispose freddo. "Nulla al di fuori dell’ordinario signore; i suoi collaboratori hanno lasciato dei messaggi, alcuni clienti sono stati piuttosto scontrosi e hanno rotto delle luci nella discoteca a ovest, una cameriera è in ospedale…ah! Il signor Lucas mi ha detto di riferirle c...

Noi due (capitolo 6)

Era normale. Era una cosa perfettamente normale e fisiologica, non era lui che era diventato tutt’ad un tratto gay. Si passò una mano sopra gli occhi rossi. Il computer con un beep si spense togliendo ogni fonte di luce nella stanza. Aveva appena scoperto che il sesso anale poteva rivelarsi estremamente piacevole per un maschio penetrato in quanto il pene stimolava la prostata, ritenuto l’organo maschile più erogeno, e la cosa lo aveva preso del tutto di sorpresa. Guardò l’ora. 5.17 am. Quel tiranno di Kasim lo aveva in sostanza steso con gli allenamenti di quella notte, e almeno facesse quegli stramaledetti esercizi di giorno! No, lui doveva farli di notte per stressarlo e affaticarlo di più. Il buio, infatti, anche se inconsciamente, lo metteva in agitazione e lo rendeva più debole. Sospirò tra i denti. Si alzò dalla sedia indolenzito, nonostante fossero passati quattro giorni dalla notte in cui era stato sverginato, il fondoschiena ancora ne risentiva del trattamento di Hesediel. Pr...

Noi due ( capitolo 5)

Sbarrò gli occhi sentendo qualcuno accanto a sé. Una cameriera fece un balzo indietro per lo spavento, allora il ragazzo la guardò sorpreso chiedendole spiegazioni con lo sguardo. “Buongiorno signore, mi scusi se l’ho svegliata” bofonchiò la ragazza timidamente. Gabriel si portò una mano dietro la nuca cercando di accelerare il suo intorpidimento dovuto al sonno. “Ah, non ti preoccupare…” mormorò ricordandosi cosa fosse successo quella notte e immediatamente si sentì crescere dentro una rabbia inimmaginabile. Come aveva osato il pervertito prenderlo in quel modo? Come una puttana? “Bene signore, ecco la colazione che il signor Hesediel mi ha ordinato di portarle, spero sia di suo gradimento”. “No, penso proprio che mi andrà di traverso” commentò acido, poi aggiunse “E a proposito di quello stronzo, sa dov’è andato?” domandò coprendosi con le lenzuola dopo aver constatato di essere quasi del tutto scoperto. Situazione abbastanza imbarazzante. “Non lo so, signore, è uscito circa un’ora f...

Noi due (capitolo 4)

La discoteca più grande della città. “Che diavolo fate? Lo sapete che in teoria non dovremmo neanche mettere piede qui?!” chiese Gabriel guardandosi intorno. Il locale si estendeva su ben cinque piani e aveva ancora due piani sotterranei; c’erano pub, discoteche, casinò. “In teoria!” lo apostrofò Arael “Mica in pratica!”. “Eddai, rilassati, non ci scoprirà nessuno” fece Ariel andando verso il bar. Gabriel respirò profondamente cercando di calmarsi. In fondo era da tanto che non si divertiva e, se anche lo avessero visto lì, cosa gli poteva fare il preside? Giusto fare una telefonata al padre e sorbirsi tutti i lavaggi del cervello che potessero esistere. Arael lo prese per mano trascinandolo verso il centro della pista, dove si stava ballando, molti ormai erano quasi a petto nudo, le ragazze erano poco vestite. Faceva caldo, l’atmosfera era intossicante, si sentivano profumi di ogni tipo, l’odore dell’alcool e della pelle, era tutta una mischia di carne in movimento. Il ragazzo rimase ...

Noi due (capitolo 3)

Un dolce tepore gli accarezzava i sensi, un profumo di lavanda lo stava inebriando. Si mosse piano, ma sentì un certo dolore alla gamba e spalancò gli occhi. Gli era tornato in mente di essere stato investito! Balzò su aspettandosi di ritrovarsi in una stanza d’ospedale, però quello che vide lo sconvolse: stava in un immenso letto in una camera lussuosa, della cui due delle quattro pareti erano costituite soltanto da vetro che lasciavano intravedere tutta la città di notte. Era abbastanza in alto. Si portò una mano alla testa, si sentiva fiacco, come se fosse stato imbottito di sonniferi o calmanti; cercò di scendere giù dal letto, ma ricadde subito indietro, poiché sentì un forte dolore alla gamba. Si lamentò piano, chiedendosi dove diavolo si trovasse e cosa fosse successo. Le risposte arrivarono nel momento in cui rialzò il capo e i suoi occhi si posarono su un uomo che lo fissava sulla soglia della porta. Si osservarono a lungo; Gabriel non poteva togliere lo sguardo dalla sua figu...

Noi due (capitolo 2)

Il grande edificio di marmo si stagliava alto contro il cielo plumbeo, come se fosse un’unica grande colonna che voleva andare oltre i limiti umani, e, del resto, quella scuola rappresentava proprio ciò: continuo sforzo e perseveranza per giungere oltre i traguardi della gente normale; non bastava essere colti e forti, ma bisognava aspirare a cose superiori, si doveva essere geni e invincibili, si doveva diventare perfetti. “Mens sana in corpora sana”. Era questo il motto del Frejus, collegio militare per giovani gentiluomini; studiare e combattere, essere intelligenti e difendersi, amare e odiare, rispettare gli amici e piegare i nemici: diventare un leader. Gabriel si passò una mano fra i capelli che recentemente aveva tinto di castano osservando una delle grandi finestre della scuola. Quel giorno era venerdì, il che equivaleva a dover scegliere fra seguire le lezioni per un giorno intero oppure andare in palestra e combattere. Non voleva fare nessuna delle due cose. Studiare lo anno...

Noi due ( capitolo 1)

Il bambino cercò a fatica di trattenere le lacrime, si soffiò fortemente il naso sentendo un forte groppo alla gola. Una mano piccola e allo stesso tempo più grande della sua, si posò sulla sua testa e cercò goffamente di carezzarlo, allora alzò lo sguardo sull’altro bambino dai capelli corvini che lo guardava tristemente. Sapeva di avere un’aria patetica, tuttavia non poté far a meno di lasciar cadere le prime lacrime. “ Ma cosa hai da frignare?!” esclamò il bambino cercando di parere impassibile. L’altro, dai capelli biondi,lo abbracciò forte, anche il più grande lo abbracciò, poi improvvisamente si staccò da lui e cominciò a correre. Dopo alcuni passi si fermò e lo salutò con la mano, si rigirò e scomparse all’orizzonte. Gabriel spense con gesto meccanico la sveglia. Sospirò piano posandosi una mano sulla fronte. Non capiva cosa fosse stato quel sogno e come mai sentisse una forte pressione sul petto. Si sentiva quasi a disagio, era come se avesse perso qualcosa di molto importante ...