martedì 20 luglio 2010

Noi due (capitolo 17)


Gabriel si guardo´ intorno con sospetto. L´Audi parcheggiata accanto alla propria auto non l´aveva mai vista e cio´gli provoco´un subitaneo mal di testa.
Di norma c´erano solo le solite macchine e vedere qualcosa di insolito gli causava sempre un sentimento di inquietudine.
Sospiro´e scese dalla sua nuovissima BMW.
Era la sua adorata. Ormai solo una macchina gli riempiva il cuore.
Mise la mano sulla vernice nera lucida in un gesto che sembrava una carezza o, piuttosto, un disperato bisogno di dimostrare a se stesso di essere ancora capace di toccare qualcosa senza romperlo, senza fargli del male, senza pentirsene il secondo giorno.
Fece una smorfia e si allontano´verso l´edificio quasi invisibile in mezzo a un piccolo bosco e rivestito esternamente solo da specchi cossiche´si mimetizzava perfettamente.
Gabriel passo´ accanto a due guardie vestite di verde ed entro´ in quello che da pochi anni era diventato il suo mondo. Camminando verso la sala riunioni molti lo guardarono, alcuni con ammirazione altri con rancore o forse odio per quel giovane che era riuscito in cosi poco tempo a diventare uno dei piu´ bravi agenti.
E tutto era dovuto solo alla sua estrema acutezza e alla forza acquistata tramite numerosi esercizi fisici che aveva praticato fin dall´infanzia e, soprattutto, all´odio che la fuga di Hesediel aveva provocato in lui.
Fuga.
Perche´ di fuga si trattava. Ora lo sapeva.
Quella di Hesediel era stata una fuga verso la liberta´di fronte a un sentimento che lo aveva spaventato. Lui lo aveva amato fin da quando era un bambino e nel momento in cui anche Gabriel gli aveva confessato di provare gli stessi sentimenti era scappato.
“Maledetto codardo” sussurro´ fra i denti entrando nella sala dov´erano presenti altri cinque agenti fra cui anche Arael e due capi.
Capí che l´Audi era del capo piú giovane.
“Penso di avere le allucinazioni, finalmente l´agente speciale Gabriel ci onora della sua presenza” commentó sarcastico questo.
“Anche per me é un piacere rivedervi” rispose ironico il giovane sedendosi e accavvallando le gambe.
“Bene, possiamo continuare” intervení l´altro capo piú anziano. Tutti acconsentirono con un gesto della testa.
“Dicevamo… che in Russia, precisamente nella Siberia, nelle ultime due settimane sono stati arrestati sei individui che trasportavano quantitá considerabile di droga” spiegó Mark, il piú giovane dei capi.
“Quanta, per la precisione?” intervení Gabriel.
“ Duecento kilogrammi circa” rispose l´altro capo, Raul.
Gabriel si sedette composto. Qualcosa nella mente lo fece stare sull´attenti. Mark sorrise compiaciuto, quando Gabriel si metteva in quella posizione significava che era riuscito ad avere tutta la sua attenzione.
“ Dunque, vi potete domandare cosa ci sia di cosi strano, certo si tratta di una quantitá di droga davvero grande, ma cosa c´é di tanto sospetto da richiedere il nostro intervento? Semplice. Questa droga proviene dal Sudamerica, dal Brasile e no Arael, la loro base operativa non si trova lí come giustamente potresti supporre, bensí si trova proprio in Russia. Infatti il loro capo si sposta fra Russia e Brasile, non ci si e´riusciti ancora a intercettarlo. E´scaltro e intelligente, riesce a far perdere le sue tracce come niente fosse, forse ha addirittura dei sosia. Al momento e´uno dei criminali piú ricercati del mondo” concluse Mark e si sedette quasi esausto.
“Chi é?” volle sapere Gabriel.
Raul lo guardó per un lungo minuto in silenzio.
“Lo scoprirai da solo”.


Se c´era una cosa che veramente odiava era il paracadutismo. Al diavolo! Non potevano lasciarlo a terra, costava loro davvero cosi tanto carburante da obbligarlo a buttarsi dall´aereo? Che palle! Era arrabiato, irritato, nervoso.
Non voleva lanciarsi, odiava farlo. Odiava lanciarsi!
“Cosa c´é Gabry? Hai paura del vuoto?” risuonó la voce canzonatoria di Arael.
“Stai zitto maledetto!” strilló e si buttó.
“Poverino, penso sia l´unica cosa di cui tu abbia veramente paura” commentó ancora e rise.
“Quando ti rivedró di rompo quella bocca” disse ringhiando e cercando di controllare i battiti impazziti del proprio cuore.
“Se é con cosa penso io, non vedo l´ora”.
“Zitto maledetto gay!”.
“Chi parla”.
Gabriel sorrise. Arael era riuscito a rilassarlo del tutto. Ora capiva perché era l´unica persona che non aveva allontanato dalla propria vita.
Aprí il paracadute e dopo pochi minuti cadde nell´oceano. Si liberó dal paracadute e da tutto l´echipaggio e cominció a nuotare.
Le tenebre scesero proprio quando anche lui giunse sulla spiaggia.
“Pesci idioti” mormoró guardandosi alcuni morsi sulla pelle. Si stese per riposarsi. Quell´esperienza lo riempiva di ansia, non sapeva quasi nulla e questo non gli piaceva. Qualcosa gli puzzava.
Dopo un tempo infinito si alzó. Forse si era addormentato, prese lo zaino che aveva portato con sé a nuoto, lo aprí e guardó i vestiti che c´erano dentro.
Si mise addosso un paio di jeans “falso povero” e una canottiera bianca.
Corse fra gli arbusti della foresta, fra i rumori degli animali notturni, con la mano sulla pistola.
Giunse in una radura dove c´era un jeep, come promesso.
Vi salí sopra e partí.

Si guardó allo specchio che aveva nella lurida stanza di un motel.
Alto, muscoloso ma di certo non troppo, con i capelli biondo platino, gli occhi verdi, la pelle troppo abbronzata, i jeans rotti che gli fasciavano le gambe, la canottiera bianca sembrava un altro. Un´altra persona dal Gabriel di pochi anni prima.
Irriconoscibile quasi.
Uscí e partí con la jeep verso il luogo dell´incontro con i seguaci del misterioso capo.
Dopo due ore di guida arrivó davanti ad un casolare. Davanti c´erano macchine parcheggiate e individui dalle facce sospette.
Scese e subito tutti gli occhi erano su di lui.
Lo studiavano.
E lesse dai loro occhi sospetto e disprezzo.
“Cosa c´é? Non vi piacciono gli europei?” sussurró fra sé e sé.
Passo´fra loro e fra il loro silenzio per arrivare al casolare.
Una mano lo trattenne stringendolo sul braccio.
Gabriel si fermó.
“Uno straniero, che bei capelli, sei gay per caso?” domandó un uomo con tono derrisorio. Tutti risero, dire a qualcuno essere gay lí era davvero un complimento!
“Cosa c´é tesoro? Giá mi vuoi scopare?” domandó con voce angelica.
Allora le risa si innalzarono ancora di piú.
L´uomo perse le staffe e gli molló un pugno in pieno viso.
“ Non sai neanche difenderti donnicciola”.
E gli molló altri tre pugni.
Gabriel sospiró.
“E non rompere” ringhió e lo colpí talmente forte col pugno nello stomaco che cadde a terra svenuto.
Un applauso fece congelare tutti.
Tutti guardarono verso il casolare. Un uomo accompagnato da altri due, ovviamente due guardie del corpo, si avvicinó.
“Mi compiaccio di vedere tanta forza e spirito di azione, spero che tutti voi siate cosi signori” disse.
Gabriel si sentí mancare il fiato, sentí le ginocchia molli.
Quella voce.
Quel corpo.
Quegli occhi!
Hesediel.

6 commenti:

  1. Beh sviluppo interessante della storia... mi sono piaciute le spiegazioni sulla "missione" e le battute ironiche tra i personaggi.
    Se Gabriel non picchia Hesediel (tesoruccio mio bello * * arrrr) lo ripudio ahaha

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  2. ehehe...beh cara tu mi conosci..non e' detto che la storia sia proprio cosi...e se la storia fosse solo un'immaginazione o un desiderio del povero gabry di rivedere hesediel ?
    Chissa'....baci e grazie di seguirmi ancora.

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  3. Scusa l'off topic: anche io sono un appassionato di scrittura creativa. Conosci già questo forum?

    Creativity Station

    Stiamo facendo un concorso letterario, l'obiettivo è pubblicare per l'anno prossimo tramite editore una raccolta dei migliori racconti. Ma a parte questo, hai l'opportunità di confrontarti con altri autori.

    Saluti,
    Giovanni.

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  4. Salve, tranquillo per l'offtopic. Non lo conoscevo, e infatti ti ringrazio per l'informazione. di certo mi servira'.
    A presto.

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  5. * * me senza parole......... adesso ho paura XD
    Temo che dovrò pagare ancora a lungo quello che ti ho fatto passare con "Angeli" ahaha.
    Un kiss

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  6. ehehhehe...vedrai vedrai.
    kissoni

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