martedì 16 giugno 2009

Alexandros ( capitolo 12)

Attenzione: in questo capitolo c'è una scena d'incesto. ... O era stato forse egli creato
Per essere seppure un solo istante
Al tuo cuore legato?...

I. Turgenev



Una volta rientrato a casa trovò i due gemelli ad attenderlo, erano silenziosi, cosa strana soprattutto per un vulcano come Aemilia.
"Papà abbiamo saputo di Julius, che tu vuoi che…" cominciò la ragazza con voce tremante.
Marcus appoggiò il capo alla mano e li fissò.
Erano belli come due fiori.
Un sorriso tenero si impossessò delle sue labbra, ma tornò immediatamente serio pensando a cosa rispondere ai figli.
"Non ammetto repliche riguardo a questo tema, so quanto vi faccia male separarvi da lui, però questo sarà un bene per Julius" rispose con calma.
"Per Julius o per te?" sbottò Cornelius e subito volle sotterrarsi per essere stato cosi insolente.
Gli occhi glaciali di Marcus si soffermarono su di lui a lungo facendolo arrossire e tremare.
"Per entrambi o forse per tutti. Pensate che la mia scelta sia stata dettata da quello che è successo ieri sera, vero?" chiese e gli altri annuirono, allora continuò "Vi sbagliate, è da tanto tempo che meditavo di arruolarlo, la sua non è una natura pacifica Cornelius, lui fa la guerra per ogni minima cosa. Lo lascerò lì per due anni, voglio che riaffiori ciò che è veramente. Forse mi sbaglio e magari diventerà un intellettuale e un uomo di pace, ma più probabilmente diventerà un generale più valente di me. E’ semplicemente la sua natura" parlò con voce calma, serena, sapeva di dire la verità.
"Ma allora non potevi farlo arruolare in truppe più vicine a casa?" domandò Cornelius.
"No, sarebbe fuggito, lo conosciamo tutti. In Asia… beh, da là sarà parecchio difficile scappare".
" E se dovesse…?" s’intromise Aemilia trattenendo a stento le lacrime.
"Non posso assicurati che tornerà vivo, ma lo spero" fece e si alzò.
Non aveva alcuna voglia di parlarne, era stata una scelta sofferta anche per lui, cosa credevano?
Doveva andare al Senato.




Julius si aggirava nella propria stanza come un leone in gabbia, non poteva credere che Marcus gli avesse fatto questo! Cornelius lo osservava seduto sul letto.
Suo fratello era agitato, si passava le mani fra i capelli. Gli faceva male vederlo in quello stato.
"Sei sempre in tempo per chiedergli di non mandarti in Asia" propose Cornelius.
"No, neanche supplicandolo si rimangerebbe la parola e poi non voglio dargli questa soddisfazione!" ringhiò fermandosi.
Rimasero in silenzio.
Anche il silenzio ha un rumore.
Il rumore dei loro cuori, dei loro sentimenti che aleggiavano nell’aria, delle loro paure.
"Mi mancherai" mormorò piano Cornelius, il fratello lo guardò sorpreso, quindi abbassò la testa "Mi mancherai tanto" ribadì.
Julius sentì i propri occhi farsi lucidi.
Litigava spesso col fratello, ma doveva ammettere che era la persona alla quale teneva di più.
Amava Marcus e Aemilia, era attratto da Alexandros, tuttavia l’amore per suo fratello superava ogni altro amore.
Si avvicinò e gli si inginocchiò davanti, fra le sue gambe, gli mise le mani alla vita, in una sorta di abbraccio.
Si fissarono negli occhi, quelli di Cornelius erano prossimi a secernere lacrime.
Julius constatò di quanto gli facesse tenerezza.
Qualcosa si mosse nel proprio stomaco facendolo rabbrividire.
Si morse un labbro.
Gli sarebbe mancato terribilmente.
Gli sarebbero mancati i loro battibecchi, gli sguardi, gli abbracci, il suo sostegno, il suo realismo a volte cosi crudo che lo faceva mandare in bestia.
Anche la sera precedente si era irato perché gli aveva detto che non avrebbe mai potuto avere Alexandros e che sarebbe stato la causa di numerosi guai. E cosi era successo.
Appoggiò il capo su una coscia del fratello che cominciò a carezzargli piano i capelli.
"Scusami per ieri sera, mi sono arrabbiato con te…".
"No, è colpa mia, se io non ti avessi detto tutte quelle cose, tu non te ne saresti andato e forse ora…" replicò con voce rotta.
"Non piangere Cornelius" sospirò, ma il ragazzo non poté più trattenersi e cominciò a singhiozzare.
"Non posso immaginare due anni della mia vita senza di te" disse semplicemente cercando goffamente di asciugarsi un occhio.
Cornelius si mostrava sempre come un adulto, la sua mente calcolatrice era matura come quella di un uomo, il suo comportamento era tale, ciononostante in quel momento dimostrava appieno i suoi quasi quindici anni.
Quel corpo fragile scosso da singhiozzi lo faceva intenerire, non ricordava di averlo mai visto in quello stato da anni, da quando erano morti i loro genitori.
Da allora loro due si erano affezionati moltissimo, insieme avrebbero potuto superare ogni ostacolo, ma divisi non sapeva se ce l’avrebbe mai fatta, se sarebbe mai tornato a casa sano e salvo. Doveva farcela, doveva dimostrare a tutti, a Marcus e anche a se stesso, che poteva diventare un temibile guerriero.
Era la sua natura.
Sarebbe tornato.
Si guardarono negli occhi per alcuni secondi, ma il più giovane distolse lo sguardo arrossendo.
Julius si meravigliò di quel dettaglio.
Strinse i pugni.
"Non piangere" disse con tono pacato, Cornelius cercò invano di trattenersi, Julius gli posò una mano sulla guancia, gli asciugò una lacrima, una seconda, una terza "Non piangere" chiese di nuovo "Non piangere".
"Non piangere". La mano di Cornelius fra la sua.
"Non piangere". Le dita di Julius fra i capelli dorati del fratello.
"Non piangere". La gola gli faceva male.
"Non piangere". I singulti del biondo risuonavano nella stanza.
"Non piangere". Le lacrime di Cornelius miste alle sue.
Gli prese la testa fra le mani, stavano piangendo entrambi.
"Non farmi piangere il cuore" sussurrò e avvicinò le proprie labbra a quelle del fratello.
Quando l’amore diventa pura follia non conta chi siamo, da dove veniamo né dove andiamo, non importano i rapporti di parentela, non importa il sesso, non importa…
Julius aveva sempre pensato questo, e ora che l’amore era diventata follia? Ora che aveva scoperto che l’amore era follia? Che era la follia più folle che ci fosse, cosa avrebbe fatto?
Perché continuava a baciare suo fratello?
Sangue del suo sangue, carne della sua carne?
Fratelli.
Uomini.
Fratelli e uomini.
Allora perché non gli importava?
Perché faceva stendere Cornelius sotto il proprio corpo, perché lo baciava come se volesse aggrapparsi a lui, suo unico scoglio in mezzo al mare?
Perché le sue mani non smettevano di ispezionare il corpo del fratello?
E Cornelius?
Perché Cornelius non lo fermava?
Maledizione, perché?!
Perché si sentiva cosi?
Non aveva più pazienza.
Non ce l’aveva più.
Strappò letteralmente i loro vestiti e li buttò per terra.
Non gli importava nulla.
Assolutamente.
In quel momento Cornelius era la cosa che più bramava al mondo, che aveva sempre desiderato.
Era pazzo.
Cornelius era pazzo.
Erano entrambi pazzi.
Folli di un amore impuro.
Il ragazzo più giovane si strinse al corpo dell'altro, mentre una lacrima gli scendeva lungo la guancia.


Julius gliela asciugò con i suoi baci.

2 commenti:

  1. Oddio... grande O_O non è facile descrivere un "amore impuro" e tu l'hai fatto con estrema delicatezza, passione e tanta dolcezza.
    Compimenti!!! Mi è piaciuto moltissimo!

    RispondiElimina
  2. Grazie, infatti non è stato facilissimo rendere cosi un amore fra fratelli, ma almeno ci ho provato, anche risparmiando (per ora) i dettagli. Kiss.

    RispondiElimina