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Visualizzazione dei post da Giugno, 2009

Alexandros ( capitolo 13)

Alexandros sedeva in giardino e pareva soprappensiero. Nonostante ormai non fosse più caldo, indossava soltanto una tunica, i capelli lunghi gli ricadevano su una spalla, il volto era più pallido del solito. Gavriil stava innaffiando alcune piante, ma era piuttosto preoccupato per lui. Quando Alexandros aveva saputo della decisione di Marcus di mandare Julius in Asia si era sentito terribilmente in colpa e non aveva più aperto bocca.
Il ragazzo sarebbe dovuto partire due giorni prima, però a causa di alcuni problemi burocratici la partenza era stata rimandata di tre giorni.
Alexandros aveva visto Julius soltanto una volta, di sfuggita, e il ragazzo non gli aveva neanche rivolto un saluto. Passava molto tempo insieme a Cornelius, che, quando lo vedeva, gli accennava solo un saluto cortese e andava da Julius. In fondo era normale che volesse passare il tempo che gli rimaneva con il fratello, anche Aemilia spesso si univa a loro, ma stava pure con lui raccontandogli dei pettegolezzi diver…

Anime lacerate (capitolo 4)

Anastasius si fermò ansimante lungo la strada di campagna. Si guardò indietro per vedere se Hais lo aveva seguito, ma di lui non c’era traccia, quindi sospirò e sedette su un masso di roccia.
Non sarebbe dovuto scappare a quel modo, tuttavia nel momento in cui aveva sentito l’uomo dire quella cosa, aveva avuto paura. Ed era fuggito.
Non doveva assolutamente farlo, forse neanche si riferiva a lui.
Perché ti amo”, ripeté piano. Lo aveva detto con voce dolce, accarezzandolo lentamente sui capelli.
Nascose il viso fra le mani rendendosi conto di quanto fosse stato sciocco, Hais non avrebbe mai potuto fargli del male. Lui aveva rischiato la propria vita per aiutarlo quando era al campo ben sapendo che le SS potevano chiedergli spiegazioni sul perché si ostinasse a tenerlo nella sua personale camera, perché lo aiutasse sempre; e in fin dei conti era stato lui a portarlo via dal campo facendo in modo che non rischiasse di essere ucciso o di fare chissà quale altra fine. Lo aveva condotto in que…

Anime lacerate (capitolo 3)

“Presto, presto!” Anastasius si svegliò a causa degli urli di Hais.
Gli doleva la testa e socchiuse gli occhi per meglio distinguere la sua figura nella penombra della stanza.
Dopo la morte di Bjorn, il ragazzo aveva davvero perso ogni voglia di vivere e, in fondo, la sua esistenza non aveva alcun senso. Le giornate si susseguivano incessanti, sempre uguali.
Il sole non guardava mai giù nel regno dei poveri mortali, le nuvole non facevano mancare la loro presenza, il caldo non dava tregua, era un’afa insopportabile che rendeva ancor più intenso l’odore del fumo che era generato dai crematori, le persone erano ridotte a pelle e ossa e, ai suoi occhi, parevano ancora più miseri che mai.
Non si era uomo.
Non si era neanche un numero.
Si era nulla.
Lì una persona si annullava.
La sua dignità.
La sua vita.
Il passato.
Il presente.
Il futuro.
Solo il nulla.
Non ebbe il tempo di proferire parola, che Hais lo prese per mano e già lo trascinava fuori dall’infermeria, dove si trovava dopo l’ennesimo maltratt…

Noi due (capitolo 10)

Le mani di Arael si erano posate sicure e ferme sui suoi fianchi facendolo sussultare. Gabriel, dopo essersi riflesso nei suoi begli occhi, aveva subito riabbassato lo sguardo imbarazzato.
L’altro gli aveva sorriso gentilmente e avevano fissato la loro immagine a lungo nello specchio in silenzio. Nella stanza la luce era soffusa e loro due in piedi sembravano delle statue immobili, solo i respiri risuonavano nell’aria.
Gabriel si osservò, aveva le guance leggermente arrossate e i capelli scompigliati, invece Arael lo stava esaminando con un sorriso appena accentuato, quasi rapito.
Cercò di non far trasparire il proprio disagio da quella situazione, soprattutto provò a non fremere per quel contatto.
“Non ti fa schifo il mio corpo?” domandò tutt’ad un tratto, forse per spezzare quel silenzio o forse perché voleva ottenere una risposta onesta.
“E perché dovrebbe? Sei un bel ragazzo, anzi secondo me sei il più bel ragazzo che io abbia mai visto” affermò l’altro sinceramente.
“Oddio, esagerato… …

Una triste storia d'amore

Attenzione: questa storia autoconclusiva l'ho composta sulla base della novella di G. Boccaccio, "Elisabetta da Messina"(Decameron, giornata IV, novella 5); la quarta giornata, durante la quale viene narrata tale novella, è dedicata agli amori infelici: "si ragiona di coloro li cui amori ebbero infelice fine".
“Bene, ormai è l’ora del tramonto, uhm…” disse piano una ragazza dai lunghi capelli rossi osservando i propri amici pensierosa, poi, con un gesto repentino, puntò l’indice su un ragazzo i cui capelli corvini rendeva il viso pallido come l’avorio, e aggiunse “Marco, tocca a te raccontare una storia”.
I componenti della piccola combriccola sorrisero, alcuni batterono le mani, altri fischiarono piano.
Due ragazze si misero sedute su dei preziosi cuscini orientali, invece tre ragazzi si accomodarono su dei divani, e gli altri si misero comodi, in attesa di quello che avrebbero sentito di lì a poco tempo.
Il giovane sospirò piano fra i denti.
“Cosa vuoi sentire, Se…

Noi due (capitolo 9)

Affermare che fosse stanco morto era un eufemismo. La notte prima avevano rifatto sesso una terza e una quarta volta.
Ritornato nell'Accademia, il professor Kasim lo aveva subito sottoposto ad un allenamento di media difficoltà, il che significava da rottura delle ossa. Aveva scoperto, inoltre, che se il giorno prima era potuto andare da Hesediel era stato perchè questo aveva ordinato a Mister Orso di lasciarlo libero e quando chiese al preside il perchè gli avesse ubbidito gli rispose semplicemente dicendogli che l'Accademia apparteneva a lui!
Quell’uomo a quanto pareva riusciva ad ottenere sempre quello che voleva. Sospirò mettendosi prono, il fondoschiena gli doleva troppo per sforzarlo inutilmente.
Improvvisamente un trillo del proprio cellulare lo fece sussultare, lo prese e lesse il veloce messaggio:
" Sabato sera, 9/12 corrente anno, festa nobiliare, invitato del sig. Lucas Trissens. Ci saranno i vostri genitori. Distinti saluti".
Un messaggio dal proprio maggiordo…

Alexandros ( capitolo 12)

Attenzione: in questo capitolo c'è una scena d'incesto. ... O era stato forse egli creato
Per essere seppure un solo istante
Al tuo cuore legato?...

I. Turgenev



Una volta rientrato a casa trovò i due gemelli ad attenderlo, erano silenziosi, cosa strana soprattutto per un vulcano come Aemilia.
"Papà abbiamo saputo di Julius, che tu vuoi che…" cominciò la ragazza con voce tremante.
Marcus appoggiò il capo alla mano e li fissò.
Erano belli come due fiori.
Un sorriso tenero si impossessò delle sue labbra, ma tornò immediatamente serio pensando a cosa rispondere ai figli.
"Non ammetto repliche riguardo a questo tema, so quanto vi faccia male separarvi da lui, però questo sarà un bene per Julius" rispose con calma.
"Per Julius o per te?" sbottò Cornelius e subito volle sotterrarsi per essere stato cosi insolente.
Gli occhi glaciali di Marcus si soffermarono su di lui a lungo facendolo arrossire e tremare.
"Per entrambi o forse per tutti. Pensate che la mia sce…

Alexandros ( capitolo 11)

Marcus tolse la mano dal collo di Publius come se fosse stato scottato. Il ragazzo cadde dallo spavento, negli occhi dell’altro aveva letto una furia omicida e una freddezza che gli aveva raggelato il sangue.
Julius si alzò e gli andò vicino dando un’occhiata rapida al fratello che si era fermato tremolante a pochi passi da loro.
“M- Marcus…”sussurrò, ma immediatamente gli arrivò un pugno che lo fece barcollare. La sua mascella era quasi sicuramente rotta.
Marcus non disse nulla, era troppo sovrastato dalla rabbia e a stento riusciva a trattenere il controllo su se stesso.
Si passò una mano fra i capelli, nessuno fiatava, improvvisamente era come sceso un gelo fra i presenti, riusciva addirittura a percepire i propri battiti di cuore.
Dei battiti molto veloci.
“Voi” pronunciò rivolto agli amici di Julius “domani mattina vi voglio nel foro con i vostri padri e ora andate” comandò.
I giovani se ne andarono fuggendo, pieni di paura verso colui che avevano sempre sentito essere elogiato come uno…

Anime lacerate (capitolo 2)

La sera, dopo aver mangiato la quotidiana schifezza, tornarono nel dormitorio.
Come sempre la tosse di Bjorn non cessava, il poverino cercò di soffocarla nel cuscino per non disturbare gli altri.
Anastasius si alzò dal suo letto e gli andò accanto. Gli posò una mano sulla fronte.
“Dio, Bjorn, sei bollente” sussurrò piano.
“Ragazzino, vattene, rischio di contagiare anche te” gli comandò fra una tosse e un’altra.
“No, devo portarti in infermeria”.
“Non mi serve, non guarirò in ogni caso”.
“Si, invece!”.
“E a che servirebbe?” gli chiese gentilmente questa volta, e si sentì anche libero di passargli le mani fra i capelli.
“Bjorn… devi combattere! Tu me l’hai detto, ti ricordi? Manca poco, lo sappiamo, presto saremo liberi” cercò di convincerlo, ma l’altro scosse la testa.
“Se anche fosse, non potremo più vivere come prima, come potrei essere come ero? Qui ho perso tutto, la mia dignità, la mia persona, la mia anima” sussurrò baciandogli la fronte, mentre le dita affusolate del giovane si stringevan…