venerdì 15 maggio 2009

Alexandros ( capitolo 10)


Finalmente è tornato! Pensavo di morire senza di lui, ma dove cavolo sono finiti tutti? Soprattutto Alexandros chissà dov’è andato a quest’ora… e neanche Julius c’è, speriamo bene, non vorrei che quel deficiente ne combinasse una delle sue. Cornelius non è voluto venire, ha detto che lo incontrerà domani, che non sta bene andare da lui a quest’ora della notte. Ma sai chi se ne frega!
Inizio a correre, ormai sento delle voci, sono forti come gli uomini a cui appartengono, a me hanno sempre fatto un po’ impressione questi generali, sono cosi grandi, muscolosi e potenti, mi pare che se solo mi prendesse uno di loro per mano me la spezzerebbe; che sciocca! Anche papà è un generale, ma lui è molto gentile con noi, non è rude. Oh, per gli dei! Sento il suo profumo, un odore buono e tranquillizzante.
So di stare per fare una figuraccia, però sinceramente non mi importa, quindi, senza pensarci due volte, spalanco la porta dell’exedra ed entro.
Davanti a me ci sono circa sei uomini, forse generali a giudicare dall’armamento, qualche soldato come ho già visto nel cortile, due senatori.
Va bene, ora mi voglio suicidare.
Marcus si volta e mi guarda sorpreso, alza un sopracciglio, lo fisso negli occhi e mi accorgo che non si è arrabbiato: per questa volta me la sono cavata.
Lui si avvicina a grandi passi verso di me che pare mi sia immobilizzata sull’ingresso, mi porta fuori e mi sorride gentilmente, allora io, riprendendo il controllo, gli salto in braccio e lui mi prende al volo.
“Che abbraccio!” esclama piano per non farsi sentire dagli altri. Sorride stancamente.
“Scusa, ma mi mancavi troppo! Se Alexandros sapesse che ho osato venire cosi da te mi ucciderebbe” dico istintivamente pensando alla ferrea educazione che mi imparte, subito dopo desidero tagliarmi la lingua. E’ noto che ce l’ho troppo lunga.
“Alexandros? Allora fa bene il suo mestiere!” afferma ridendo piano, non capisco come mai quando parla di lui i suoi occhi si illuminano e assume un’espressione molto meno stanca di prima.
“Già…” sussurro godendomi quest’abbraccio. Com’è caldo.
“Dov’è Alexandros?” mi chiede d’un tratto. Lo guardo.

Allarme!
“Ehm… vedi, non so, cioè nella sua stanza non c’è e neppure in giro…” rispondo deglutendo. Il viso di papà si rabbuia notevolmente.
“Come non sai dov’è? E Julius?” domanda con una certa urgenza nella voce. Non capisco, tuttavia il mio corpo comincia piano a tremare. Non mi piace per niente l’espressione dura del suo volto, il tono vagamente minaccioso. Alzo le spalle.
“Sparito… ho sentito che litigava con Corne…” non finisco la frase che l’attenzione di Marcus viene rapita proprio dal mio caro fratello.
“Papà… non c’è” lo informa, lui mi appoggia a terra, eh no! Che colpa ne ho io se qui si litiga? Voglio ancora l’abbraccio! Inutile. Non mi guarda neanche. Uff, mi devo ricordare di uccidere un po’ Cornelius e Julius, Alexandros lo risparmio solo perché è il mio maestro e l’uomo più bello che conosca, tranne papà, ovvio.
“Dov’è andato?”.
“Non so di certo, mi ha detto che vuole distrarsi e ho detto ad Alexandros che ero preoccupato per questo fatto”.
“E’ andato a cercarlo?!” proruppe teso, Cornelius acconsente con la testa.
Papà non dice più nulla, torna nell’exedra, sento che sta congedando tutti, prende Cornelius per un braccio e se lo trascina dietro.
E io rimango come una trota in mezzo al corridoio! Ma io dico: grazie di volermi cosi bene! Pure io ve ne voglio!
Mah, gli uomini! Non li capirò mai!

Papà mi tiene stretto, tuttavia anche se gli dicessi che mi sta facendo male al braccio non lascerebbe la presa. E’ teso, concentrato, accigliato, arrabbiato forse.
Non capisco.
Mi passo una mano fra i miei bei capelli chiari. Mi lascio trascinare da lui. Uno strano sentimento di calore mi riempie il petto quando lui mi è vicino e lo stesso succede anche ad Aemilia. Non so, ma è come se sentissi che lui è l’unica persona in grado di volerci bene in questo modo totale. Poverino! Per cosi tanto tempo ci ha fatto da zio, da padre, da madre, da amico, da fratello.
E quell’irriconoscente di Julius gli procura solo grattacapi! Se fosse stato un altro ci avrebbe lasciati, abbandonati al nostro destino, invece lui… lo so che sotto strati di indifferenza e freddezza nasconde un cuore gentile e buono.
Il mio sguardo si posa sul suo avambraccio, una lunga cicatrice gli solca la pelle. Improvvisamente alla mia mente si affaccia solo sangue, corpi seminudi distesi in modo osceno per terra tagliati, con le interiora in bella mostra, dissanguati, sento suoni metallici, urla, pianti, odoro un sapore dolciastro, fumo.
Quanto tempo sarà passato? Otto anni, penso. Ero piccolo eppure ricordo, ricordo ancora cos’è successo, ricordo ancora come queste mani forti e rudi abbiano ucciso centinaia di persone.
Il terrore.
Lo ricordo bene.
Aemilia è rimasta in un cosi profondo stato di shock che si è scordata tutto, per fortuna, invece Julius non ne fa minimamente parola.
Forse è per questo che lo odia cosi tanto.
Non saprei.
E ora ci si mette fra loro pure la contesa per Alexandros.
Oh, com’è bello Alexandros! Il mio cuore si divide fra invidia e ammirazione, magari anche un po’ di ostilità. Non lo so. E non capisco come mai Julius si è innamorato di lui. E’ uno schiavo, e per di più un uomo, non si accetta questo tipo di amore. Non posso accettarlo da parte di mio fratello.
Mi metto la mano sulla fronte.
Questo non è normale.
Sono malato. Malato. Assolutamente, maledettamente stramalato. La devo smettere di pensarci, di torturarmi in questo modo! Se solo qualcuno lo venisse a sapere… no, non dovrà mai succedere!
Guardo Marcus. Neanche tu lo saprai mai, se solo… se solo questo che porto nel cuore verrà fuori dovrò lavare l’onta della vergogna col sangue. Il mio.
Inaspettatamente mi ferma.
“E’ venuto da questa parte?” gli chiedo guardandomi intorno.
“Non lo so, però è possibile conoscendolo” mi risponde ispezionando la strada. Tre schiavi reggono le luci per illuminare la buia notte.
“Eh?”.
“Non è stupido, sa che non può allontanarsi molto dalla via principale altrimenti se qualcuno lo vedesse penserebbe che stia scappando. Ormai è tanto che camminiamo, andiamo ancora avanti, se non lo troveremo torneremo indietro” mi informa e ricomincia a camminare.
“Perché ti preoccupi tanto per lui? Voglio dire, sembra che Alexandros ti stia più a cuore di Julius” sbotto senza pensarci. Quando posa su di me i suoi occhi di ghiaccio vorrei sprofondare e seppellirmi, possibilmente non incontrare più il suo sguardo che pare voglia incenerirmi all’istante.
“Julius se l’è cercata, Cornelius, e se è vero ciò che hai detto di certo è insieme a quei suoi amici. Alexandros, invece, potrebbe finire molto male e sinceramente mi è costato come quattro schiavi messi insieme, e per di più mi è di grandissimo aiuto” risponde freddo.
Calcolatore e pragmatico.
Non riesco ad associare a questa figura che mi stringe il braccio altri aggettivi.
Riesce a sacrificare ciò che gli è caro per quello che serve davvero.

Lo odio.
Non posso sopportare che lui voglia più Alexandros di Julius.
Maledizione!
Ma in che lingua lo devo dire che Alexandros è solo un fottuto schiavo!
Perché, per gli dei, perché tutti gli vogliono cosi bene?! Perché non smettono di parlare di lui, di preoccuparsi di lui, di…?
Scuoto leggermente la testa.
Sono geloso, sono geloso marcio.
Non ce l’ho con lui, so benissimo che è bravo eccetera, però non accetto che per questo Julius…
Mi passo una mano sugli occhi stanchi, ora devo smetterla.
D'un tratto sento delle risa, uno strillo, questa è la voce di Julius!
Guardo allarmato Marcus che si è trasformato in un pezzo di pietra.
Lo sguardo attento, l'udito acuto, il corpo teso.
Sembra un animale feroce che sta per balzare sulla propria preda.
Lascia la stretta ferrea e velocemente va in quella direzione. Non so che fare, ma non ho molta scelta mi pare. Lo seguo.

Sono agitato. La stanchezza per il lungo viaggio preme su di me, però ormai non importa, mi interessa solo sapere che lui stia bene, che Julius non gli abbia fatto nulla.
Prima di partire gli ho detto esplicitamente di lasciare in pace Alexandros, ho ben intuito il sentimento che è nato nel suo cuore e per il suo bene- ed il mio- gli ho ordinato di stargli alla larga.
Invece mi pare che non mi abbia obbedito. Non sopporto che qualcuno non faccia cosi come dico io. La mia mente... torna al passato, neanche quella volta i miei mi obbedirono e morirono.
No, non devo pensarci, non mi posso far divorare dai sensi di colpa, non ancora. Accelero i passi, svolto e spero di non arrivare troppo tardi.
Devo vederlo. Alexandros mi è mancato troppo, mi è difficile ammetterlo, ma è cosi, lui con il suo essere mi riempie, il suo corpo profumato mi martoria le membra, la sua mente mi è compagna, la sua anima è come la mia.
Lui è mio.
Julius non capisci che non potrai mai portarmi via ciò che è mio? Oppure vuoi vendicarti perchè io ti ho sottratto ciò che è tuo?
Ma lasciatemi Alexandros.
Il mio cuore si ferma.
Davanti a me uno spettacolo che mi fa ribollire il sangue.
Ora li ammazzo tutti.

2 commenti:

  1. Che bello questo capitolo visto da vari punti di vista, mi piace come hai reso gli stati d'animo dei tre protagonisti. Continua, sono curiosa di conoscere quale sarà la punizione per Julius e per Alexandros.

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  2. Eh si, mi sono divertita a giocare un pò con la psiche dei treXD, a me piace tanto Aemilia con quel suo lato infantile e immaturo^__^. Non ti preoccupare, dal prossimo capitolo farò proseguire la storia. A presto.

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