lunedì 30 marzo 2009

Noi due ( capitolo 1)




Il bambino cercò a fatica di trattenere le lacrime, si soffiò fortemente il naso sentendo un forte groppo alla gola. Una mano piccola e allo stesso tempo più grande della sua, si posò sulla sua testa e cercò goffamente di carezzarlo, allora alzò lo sguardo sull’altro bambino dai capelli corvini che lo guardava tristemente. Sapeva di avere un’aria patetica, tuttavia non poté far a meno di lasciar cadere le prime lacrime.
“ Ma cosa hai da frignare?!” esclamò il bambino cercando di parere impassibile. L’altro, dai capelli biondi,lo abbracciò forte, anche il più grande lo abbracciò, poi improvvisamente si staccò da lui e cominciò a correre. Dopo alcuni passi si fermò e lo salutò con la mano, si rigirò e scomparse all’orizzonte.

Gabriel spense con gesto meccanico la sveglia. Sospirò piano posandosi una mano sulla fronte. Non capiva cosa fosse stato quel sogno e come mai sentisse una forte pressione sul petto. Si sentiva quasi a disagio, era come se avesse perso qualcosa di molto importante tanto tempo prima o che avesse dimenticato qualcosa che assolutamente non avrebbe dovuto dimenticare. Chi erano quei bambini? E perché erano cosi tristi nonostante la loro giovanissima età?
Si alzò dal letto, tuttavia un qualche sentimento oscuro lo opprimeva ancora.
Scese al pianterreno. Adorava i mattini d’estate inoltrata, quando il sole era appena sorto e sulla pelle si poteva sentire ancora la freschezza notturna. Andò in cucina dove salutò la cuoca e prese un biscotto, mordendolo uscì fuori dove c’era la piscina. Si sedette su uno sdraio e aspettò qualche secondo. Dalle acque chiare emerse una testa bionda che si avvicinò al bordo a nuoto, poi, vedendolo sorrise dolcemente.
“ Buongiorno caro” lo salutò gentilmente, lui si alzò e le mise un asciugamano sulle spalle, dopo le diede un bacio sulla guancia.
“ Buongiorno mamma” ricambiò il sorriso. La donna lo prese per mano e lo portò nell’ampio salone bianco e dorato immerso nella luce mattutina. Una tavola rotonda imbandita di tutte le squisitezza li stava aspettando per la colazione. Si sedettero, la donna cominciò a bere una tazza di caffè e si accese una sigaretta lunga e sottile. Gabriel, invece, si portò alla bocca una fetta di pane con della marmellata. La osservò. Nonostante avesse quaranta anni, sua madre era una donna stupenda, era snella e aggraziata, aveva i capelli biondi e lunghi fino al fondoschiena, una carnagione bianchissima, quasi pareva malata e poi era la creatura più dolce che avesse mai conosciuto. A volte non capiva come mai si fosse innamorata di quel barbaro del padre, uomo duro, severo, moro, tutto il contrario di lei. Invece lui aveva preso tutto dalla madre, i capelli mossi biondi, la snellezza del corpo, era persino aggraziato, però la sua pelle era perlata, non bianco cadaverico come lei, ma aveva gli occhi blu scuro del padre anche se il naso all’insù e le labbra perfette erano quelle della madre. La donna sorrise improvvisamente.
“ A cosa pensi tesoro?” domandò con voce angelica.
“ Nulla di importante, piuttosto dimmi: papà dov’è andato?” chiese versandosi del latte in un bicchiere.
“ E’ a Hong Kong, sai… i suoi soliti viaggi di lavoro” rispose lei quasi annoiata.
“ Già, e quando torna?” continuò lui.
“ Fra due settimane, penso, perché?”.
“ Cosi” disse alzando le spalle. Quindi non lo avrebbe visto prima di tornare a scuola, lo scocciava un po’ tutto questo. Era vero che era un uomo rude, ma era sempre stato giusto con lui e, anche se non glielo aveva quasi mai dato a vedere, sapeva che gli voleva bene.
“ Lo so che ti fa arrabbiare, ma sai che papà sta facendo tutto questo per noi, perché ci vuole bene” cercò di confortarlo.
“ Si, non ti preoccupare. Tra poco devo preparare le cose per la scuola”.
“ Si… quando inizia?”.
“ Fra una settimana, ma fra due giorni tornerò, cosi potrò comprare i libri e ciò che mi serve e avrò anche tempo per ripassare tutte le materie in tranquillità” disse, allora lei cominciò a ridere.
“ Oh caro! Ma qui non c’è nessuno che ti possa disturbare!” lo informò spegnendo la sigaretta e continuando a ridere sommessamente, lui arrossì leggermente.
“ Mamma! Non prendermi in giro! Comunque hai ragione, però qui non riesco a concentrarmi” confessò lui serio, Miriam lo guardò con attenzione.
“ Quindi… una ragazza?” chiese con voce maliziosa.
“ Eh?”.
“ C’è di mezzo una ragazza?” formulò nuovamente la domanda.
“ No” rispose lui arrossendo di nuovo, quando sua madre cominciava a parlare di quei argomenti lo metteva sempre in imbarazzo.
“ Ma non hai nessuna ragazza? Davvero?” fece lei sinceramente sorpresa.
“ No, mamma” rispose lui paziente.
“ Ma come? Sei cosi bello!” esclamò quasi scandalizzata.
“ Ho preso da te”.
“ Ovvio. Ma proprio nessuna?” insistette lei non credendo che il figlio non avesse una fidanzata, allora lui si alzò.
“ Non ho mai avuto una ragazza, mamma, per ora non mi serve una fidanzata; tu sei l’unica donna della mia vita e cosi sarà sempre!” dichiarò posandole un bacio sulla fronte, la donna rise piano.
“ Allora un uomo?” azzardò, lui la fulminò con lo sguardo, quindi risero insieme.
“ Mamma!” la rimproverò con tono scherzoso, dopo se ne andò nella sua stanza.
Passando lungo un corridoio si fermò davanti ad uno specchio e guardò la sua immagine riflessa. Bello, era bello, però a lui davvero non era mai importato avere una ragazza, era sempre stato troppo impegnato a studiare e a fare sport per compiacere suo padre per potersi permettere certe dilezioni. Un uomo. Era ancora rosso in volto. Perché sua madre era cosi scema?! Pertanto per lei sarebbe andato bene pure un uomo? Gabriel improvvisamente sorrise, quella donna era davvero strana. Con la coda dell’occhio vide il cortile laterale, pieno di alberi da frutta, e qualcosa dentro di lui si mosse; un ricordo. Era bambino. C’erano altre voci di bambini, un maschio e una femmina, forse. Una casa di legno fatta solo per loro. Un sentimento di gelosia. Si portò una mano alla testa, cosa stava cercando di ricordare?
Non capiva, ma ogni volta che tornava a casa per le vacanze, si faceva prendere da strani sentimenti di angoscia e di ricordi o qualcosa che assomigliava a quest’ultimi dal momento che non sapeva neanche se erano dei ricordi veri, che lui aveva vissuto, oppure delle illusioni.
Decise di andarsene il più presto da casa; andò in camera sua e preparò l’occorrente per iniziare un nuovo anno scolastico.

2 commenti:

  1. wow davvero interessante! mi fa venire voglia di sapere il seguito, complimenti, sembra bella e ben impostata!

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  2. Grazie, ma poi ci sarà, diciamo, una svolta, perchè Gabriel ha una personalità più forte e diversa da quella che dimostra con la madre. Bene, spero che il seguito ti piaccia. ^__^

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