lunedì 30 marzo 2009

Noi due ( capitolo 1)




Il bambino cercò a fatica di trattenere le lacrime, si soffiò fortemente il naso sentendo un forte groppo alla gola. Una mano piccola e allo stesso tempo più grande della sua, si posò sulla sua testa e cercò goffamente di carezzarlo, allora alzò lo sguardo sull’altro bambino dai capelli corvini che lo guardava tristemente. Sapeva di avere un’aria patetica, tuttavia non poté far a meno di lasciar cadere le prime lacrime.
“ Ma cosa hai da frignare?!” esclamò il bambino cercando di parere impassibile. L’altro, dai capelli biondi,lo abbracciò forte, anche il più grande lo abbracciò, poi improvvisamente si staccò da lui e cominciò a correre. Dopo alcuni passi si fermò e lo salutò con la mano, si rigirò e scomparse all’orizzonte.

Gabriel spense con gesto meccanico la sveglia. Sospirò piano posandosi una mano sulla fronte. Non capiva cosa fosse stato quel sogno e come mai sentisse una forte pressione sul petto. Si sentiva quasi a disagio, era come se avesse perso qualcosa di molto importante tanto tempo prima o che avesse dimenticato qualcosa che assolutamente non avrebbe dovuto dimenticare. Chi erano quei bambini? E perché erano cosi tristi nonostante la loro giovanissima età?
Si alzò dal letto, tuttavia un qualche sentimento oscuro lo opprimeva ancora.
Scese al pianterreno. Adorava i mattini d’estate inoltrata, quando il sole era appena sorto e sulla pelle si poteva sentire ancora la freschezza notturna. Andò in cucina dove salutò la cuoca e prese un biscotto, mordendolo uscì fuori dove c’era la piscina. Si sedette su uno sdraio e aspettò qualche secondo. Dalle acque chiare emerse una testa bionda che si avvicinò al bordo a nuoto, poi, vedendolo sorrise dolcemente.
“ Buongiorno caro” lo salutò gentilmente, lui si alzò e le mise un asciugamano sulle spalle, dopo le diede un bacio sulla guancia.
“ Buongiorno mamma” ricambiò il sorriso. La donna lo prese per mano e lo portò nell’ampio salone bianco e dorato immerso nella luce mattutina. Una tavola rotonda imbandita di tutte le squisitezza li stava aspettando per la colazione. Si sedettero, la donna cominciò a bere una tazza di caffè e si accese una sigaretta lunga e sottile. Gabriel, invece, si portò alla bocca una fetta di pane con della marmellata. La osservò. Nonostante avesse quaranta anni, sua madre era una donna stupenda, era snella e aggraziata, aveva i capelli biondi e lunghi fino al fondoschiena, una carnagione bianchissima, quasi pareva malata e poi era la creatura più dolce che avesse mai conosciuto. A volte non capiva come mai si fosse innamorata di quel barbaro del padre, uomo duro, severo, moro, tutto il contrario di lei. Invece lui aveva preso tutto dalla madre, i capelli mossi biondi, la snellezza del corpo, era persino aggraziato, però la sua pelle era perlata, non bianco cadaverico come lei, ma aveva gli occhi blu scuro del padre anche se il naso all’insù e le labbra perfette erano quelle della madre. La donna sorrise improvvisamente.
“ A cosa pensi tesoro?” domandò con voce angelica.
“ Nulla di importante, piuttosto dimmi: papà dov’è andato?” chiese versandosi del latte in un bicchiere.
“ E’ a Hong Kong, sai… i suoi soliti viaggi di lavoro” rispose lei quasi annoiata.
“ Già, e quando torna?” continuò lui.
“ Fra due settimane, penso, perché?”.
“ Cosi” disse alzando le spalle. Quindi non lo avrebbe visto prima di tornare a scuola, lo scocciava un po’ tutto questo. Era vero che era un uomo rude, ma era sempre stato giusto con lui e, anche se non glielo aveva quasi mai dato a vedere, sapeva che gli voleva bene.
“ Lo so che ti fa arrabbiare, ma sai che papà sta facendo tutto questo per noi, perché ci vuole bene” cercò di confortarlo.
“ Si, non ti preoccupare. Tra poco devo preparare le cose per la scuola”.
“ Si… quando inizia?”.
“ Fra una settimana, ma fra due giorni tornerò, cosi potrò comprare i libri e ciò che mi serve e avrò anche tempo per ripassare tutte le materie in tranquillità” disse, allora lei cominciò a ridere.
“ Oh caro! Ma qui non c’è nessuno che ti possa disturbare!” lo informò spegnendo la sigaretta e continuando a ridere sommessamente, lui arrossì leggermente.
“ Mamma! Non prendermi in giro! Comunque hai ragione, però qui non riesco a concentrarmi” confessò lui serio, Miriam lo guardò con attenzione.
“ Quindi… una ragazza?” chiese con voce maliziosa.
“ Eh?”.
“ C’è di mezzo una ragazza?” formulò nuovamente la domanda.
“ No” rispose lui arrossendo di nuovo, quando sua madre cominciava a parlare di quei argomenti lo metteva sempre in imbarazzo.
“ Ma non hai nessuna ragazza? Davvero?” fece lei sinceramente sorpresa.
“ No, mamma” rispose lui paziente.
“ Ma come? Sei cosi bello!” esclamò quasi scandalizzata.
“ Ho preso da te”.
“ Ovvio. Ma proprio nessuna?” insistette lei non credendo che il figlio non avesse una fidanzata, allora lui si alzò.
“ Non ho mai avuto una ragazza, mamma, per ora non mi serve una fidanzata; tu sei l’unica donna della mia vita e cosi sarà sempre!” dichiarò posandole un bacio sulla fronte, la donna rise piano.
“ Allora un uomo?” azzardò, lui la fulminò con lo sguardo, quindi risero insieme.
“ Mamma!” la rimproverò con tono scherzoso, dopo se ne andò nella sua stanza.
Passando lungo un corridoio si fermò davanti ad uno specchio e guardò la sua immagine riflessa. Bello, era bello, però a lui davvero non era mai importato avere una ragazza, era sempre stato troppo impegnato a studiare e a fare sport per compiacere suo padre per potersi permettere certe dilezioni. Un uomo. Era ancora rosso in volto. Perché sua madre era cosi scema?! Pertanto per lei sarebbe andato bene pure un uomo? Gabriel improvvisamente sorrise, quella donna era davvero strana. Con la coda dell’occhio vide il cortile laterale, pieno di alberi da frutta, e qualcosa dentro di lui si mosse; un ricordo. Era bambino. C’erano altre voci di bambini, un maschio e una femmina, forse. Una casa di legno fatta solo per loro. Un sentimento di gelosia. Si portò una mano alla testa, cosa stava cercando di ricordare?
Non capiva, ma ogni volta che tornava a casa per le vacanze, si faceva prendere da strani sentimenti di angoscia e di ricordi o qualcosa che assomigliava a quest’ultimi dal momento che non sapeva neanche se erano dei ricordi veri, che lui aveva vissuto, oppure delle illusioni.
Decise di andarsene il più presto da casa; andò in camera sua e preparò l’occorrente per iniziare un nuovo anno scolastico.

domenica 15 marzo 2009

Alexandros( capitolo 2)



Non sapeva cosa fare, come comportarsi. Lui non era di certo un precettore! Ovviamente era molto istruito, ma non aveva idea su come insegnare ciò che sapeva agli altri. Sospirò piano fra i denti. Infine, decise che si sarebbe comportato allo stesso modo in cui si erano comportati i suoi pedagoghi con lui.
Camminava con passi decisi, sebbene il suo animo fosse in subbuglio. Arrivò nell’exedra, la parte della casa utilizzata solitamente come sala di riunioni, di ritrovo, di conversazione. Era dipinta di un rosso bordeaux con fili dorati, era molto semplice, concluse. Era un ambiente molto illuminato, con ampie finestre, un tavolo centrale molto grande e sedie, intorno qualche ritratto di antenati e piante. Insolito, pensò.
Dunque, appena entrato i suoi occhi si immersero in quelli di Marcus che lo osservava imperturbabile. Alexandros fece un breve saluto e rimase in silenzio.
Dietro all’uomo c’erano due maschi e una femmina. Due erano ugualmente alti, avevano i capelli biondo scuro, la femmina più lunghi e il maschio corti, invece l’altro ragazzo era alto più o meno come lui ed era bruno come Marcus. Tutti e tre lo guardavano quasi sbalorditi. Alexandros non seppe il motivo preciso, ma gli venne da sorridere e non poté frenare ciò. Marcus sollevò un sopracciglio, tuttavia non commentò. Si fece da parte e tese la mano verso il ragazzo più grande.
“ Alexandros lui è Julius, mio figlio maggiore.”lo presentò brevemente, il ragazzo salutò timidamente Alexandros, il quale gli sorrise; Marcus continuò la presentazione” Lui invece è Cornelius e lei è Aemilia, i miei due gemelli.”concluse, anche questi lo salutarono.
“ Bene, ora io ho da fare, ci vediamo dopo. Fate i bravi.”disse brevemente riferendosi ai figli e guardò fisso negli occhi Alexandros, infine se ne andò.
Calò un silenzio tombale. I tre lo stavano esaminando, invece lui cominciava a sentirsi a disagio. Accidenti a lui!
Per dissimulare quella situazione fece cenno ai tre di sedersi, quindi lui si mise davanti a loro.
“ Bene ragazzi, come vi ha detto vostro padre io sono Alexandros e da oggi sarò il vostro precettore.”si presentò e non capì cosa stesse succedendo quando i tre si scambiarono degli sguardi stupiti.
Julius prese la parola.
“ Ma davvero tu sarai il nostro maestro? Voglio dire… sei cosi giovane!”commentò guardandolo languidamente. Il viso di Alexandros improvvisamente si indurì e diventò serio.
“ Signorino, per prima cosa portami rispetto.”cominciò ma fu interrotto.
“ Ma sei uno schiavo!”replicò irrisorio.
“ Si, sono un schiavo, ma non il tuo schiavo, bensì di tuo padre e in quanto tuo precettore mi devi il massimo rispetto, intesi? Pertanto io non ti do assolutamente il permesso di darmi del tu. E la mia età non ha importanza, perché di sicuro il mio livello di istruzione è molto più alta della tua e se non fossi una persona cosi presuntuosa capiresti che tuo padre non mi ha scelto come vostro maestro se fossi stato un ignorante.”parlò chiaramente. Julius fece una smorfia.
“ E come faccio ad accertarmi che lui ti abbia scelto per il tuo intelletto e non per il tuo bel faccino?”domandò sarcastico. A questo punto Alexandros fece un sorriso ironico e lo fissò con occhi gelidi.
“ Julius… se non vuoi avermi come insegnante dillo semplicemente a chi mi ha preposto a questo ruolo. Neanche io voglio avere te come alunno, perciò se non vuoi stare qui sei liberissimo di andartene.”terminò.
Julius non si aspettava di certo una reazione del genere, e dopo alcuni attimi di silenzio balzò su e se ne andò.
Alexandros non ci fece caso, invece fissò i due che stavano seduti e lo guardavano.
“ E voi? La pensate come lui?”chiese con lo stesso tono di voce, i due negarono insieme con la testa.
“ Bene.”disse sollevato e fece loro un sorriso.
I due gemelli si guardarono negli occhi poi rivolsero la loro attenzione ad Alexandros.
“ Non fare caso a lui, fa sempre cosi.”lo informò Cornelius alzando le spalle.
“ Già, diciamo che non sopporta i maestri. È un ottuso.”confermò la sorella facendo un cenno con la testa.
“ Ah… e perché?”domandò Alexandros sedendosi.
“ Non lo sappiamo, diciamo che lui non è uno a cui piace conoscere persone nuove.”rispose il ragazzo.
“ Capisco…”commentò Alexandros, anche se in verità non aveva capito nulla.
Dai due gemelli venne a sapere che entrambi avevano quattordici anni e che Julius ne aveva sedici. Poi chiese loro cosa avessero fatto per quello che riguardava le varie discipline; infine ripassò con loro dei canti dell’Iliade e spiegò un po’ della storia ellenica, quindi il pomeriggio li lasciò liberi.

Marcus era appena tornato e lo fece chiamare. Alexandros era sicuro che voleva chiedergli cosa fosse successo quella mattina.
“ Come hanno reagito i ragazzi?”domandò subito mentre leggeva una pergamena.
“ Cornelius e Aemilia mi hanno accettato come maestro e hanno seguito la lezione, per Julius non si può dire la stessa cosa.”rispose sinceramente.
“ Lo so. Dalla prossima volta trattienilo alle tue lezioni, deve capire che non può fare sempre quello che vuole. Parlando d’altro… cosa intendi insegnare loro per le prossime settimane?”chiese firmando una pergamena.
“ Per la storia parleremo delle guerre che si sono combattute in Grecia, poi le guerre dei Romani. Parlerò della dinastia Egizia, di coloro che voi chiamate barbari.
Per quanto riguarda l’epica farò imparare loro i due poemi di Omero; poi la retorica, la stilistica, le poesie latine. Migliorerò il loro greco e approfondirò rendendo il loro latino di un alto registro. Li farò ragionare con la geometria e le sere serene insegnerò loro l’astronomia. Infine illustrerò le terre e le popolazioni che le abitano.”rispose con tono di voce sicuro.
Marcus depose la pergamena che aveva in mano e gli rivolse uno sguardo scrutatore. Alexandros raddrizzò la schiena come se fosse stato un soldato che veniva esaminato dal proprio generale.
“ Si, va molto bene; e’ lo stesso sistema con cui hai studiato tu?”domandò.
“ Si, ma se vuole cambierò il programma.”rispose lui incerto.
“ No, va benissimo cosi. Inoltre, insegnerai loro solo la mattina, poi li lascerai liberi, però voglio da te anche un’altra cosa…”inizio a dire pensieroso. In verità non sapeva se fosse adatto, ma gli sembrava una persona matura, istruita, con i piedi per terra, quasi severo, quindi aggiunse” Tu provvederai anche alla loro educazione.”
Alexandros aprì la bocca per la sorpresa, di certo già insegnare a quelli che a prima vista erano delle pesti, per non parlare di Julius, era già un compito non facile, figurarsi pure provvedere alla loro educazione!
“ Mi scusi, ma è sicuro che sua moglie sarà d’accordo con ciò? Di solito nelle famiglie romane è la matrona a…”protestò, ma venne interrotto.
“ Loro non hanno una madre. E con Julius sei libero di agire come vuoi, pur di farlo tornare con i piedi per terra. Ora puoi andare.”parlò tornando a guardare la pergamena.
Il ragazzo capì di non poter commentare oltre e uscì silenziosamente dalla stanza.
Marcus lasciò cadere la pergamena e si sedette pesantemente su un sedia. Non era sicuro se la sua fosse stata una buona idea, ma lui non aveva tempo di occuparsi dei suoi ragazzi e tutti i precettori che aveva avuto precedentemente non avevano concluso nulla, erano stati tutti solo dei leccapiedi, invece quel giovane era una boccata di fresca aria. Era talmente diverso sia dagli altri schiavi che dalle persone che aveva intorno! Si passò una mano fra i capelli. Perché si fidasse di lui non lo sapeva, era una cosa unica, soprattutto perché era da pochissimo tempo che lo conosceva, però gli ispirava tanta sincerità e fiducia. E poi era sicuro che Aemilia, Cornelius e soprattutto Julius avrebbero potuto rapportarsi meglio con un insegnante giovane e bello di aspetto, uno che fosse vicino a loro per età e poteva comprenderli, ma allo stesso tempo che li trattasse come degli alunni. E a proposito di questo, gli venne in mente il programma che gli aveva illustrato. Se era vero che lui stesso aveva studiato in quel modo questo significava che era una persona di alto rango, a Roma neanche quelli più in vista e appartenenti alle nobiltà più antiche avevano figli che studiavano secondo un programma cosi vasto e ben fatto.
Forse con quello schiavo aveva veramente fatto un affare.
Alexandros stava ascoltando per l’ennesima volta Aemilia ripetere un pezzo dell’Iliade. Era migliorata molto, anche gli altri due erano migliorati, sebbene con Julius avesse un programma più avanzato.
Improvvisamente spostò lo sguardo verso il ragazzo più grande; dopo la scenata del primo giorno ne erano seguite altre, finché non era venuto di sua spontanea volontà a vedere le sue lezioni. E ci era rimasto. Era ormai passato un mese e Alexandros pensava veramente che le cose stessero andando bene. Solo una cosa lo rammaricava e, cioè, che chi lo aveva preceduto non aveva insegnato loro quasi nulla.
Aemilia era una brava ragazza, timida e gli portava davvero tanto rispetto, era un po’ vivace, ma molto acuta, infatti spesso, oltre le lezioni quando lei gli parlava come ad un amico, lui doveva fare attenzione a quello che diceva. Invece Cornelius era molto riflessivo, si faceva i fatti suoi, sembrava quasi che non gli importasse degli altri, era più timido della sorella e quando si rivolgeva ad Alexandros arrossiva sempre. Julius invece non riusciva ad inquadrarlo, sembrava una persona molto problematica, a una prima impressione era uno strafottente, prepotente, eccentrico, invece a volte lo vedeva sotto una luce diversa, gli sembrava di scorgere in lui una certa debolezza, e i suoi occhi, nonostante volessero parere sarcastici, erano tristi. Se con i due gemelli passava anche gran parte del pomeriggio, con lui non aveva mai parlato oltre le lezioni.
Alexandros sussultò quando la ragazzina gli toccò il braccio leggermente. La guardò sorpreso.
“ Maestro…?”chiese un po’ spazientita.
“ Si? Ah… scusa… cosa mi hai chiesto?”domandò sorridendo per scusarsi. Anche lei sorrise.
“ Se andava bene come ho ripetuto.”rispose lei.
“ Si, certo, sei migliorata molto. Per domani termina questo canto insieme a Cornelius va bene?”disse mentre la ragazzina andava a sedersi accanto ai due fratelli "Invece tu ,Julius, finisci il canto dell’Odissea e leggi gli ultimi tre. Per oggi va bene cosi, siete liberi.”disse e gli salutò, anche i tre salutarono andandosene.
Alexandros sorrise guardandoli uscire e si sentì per la prima volta soddisfatto di se stesso. Stava facendo una cosa che non avrebbe mai pensato di fare e per di più cominciavano a vedersi anche i risultati.

Aemilia guardò storto il gemello.
“ Scusa, ma perché non dici mai niente?! Almeno dimmi che ne pensi del nostro maestro?”domandò. Julius guardava i fratelli con un’espressione di tenerezza.
Invece Cornelius pareva a disagio.
“ Ma che vuoi? Che ti devo dire?”rispose quello scocciato.
“ Che ne pensi di lui! Ma quanto sei ottuso?!”fece lei con un gesto d’impazienza. Cornelius sospirò in modo melodrammatico e Julius sorrise sotto i baffi.
“ Ma che ne so… sinceramente mi sembra molto in gamba, beh è giovane, ma in un mese ci ha insegnato molto più di tutti gli idioti che abbiamo avuto finora… ed è anche molto maturo, e disponibile, nel senso che mi pare che ci puoi parlare di ogni cosa.”rispose finalmente con assoluta sincerità, Julius lo guardò sorpreso, invece Aemilia sorrise a trentadue denti.
“ Già, anche io lo penso. E’ davvero bravissimo! E poi avete visto che occhi?”fece lei entusiasta.
“ Oh no!”dissero all’unisono Cornelius facendo una smorfia e Julius coprendosi il viso con una mano.
“ Ma che avete capito?! Dicevo solo che… è molto… bello…”disse arrossendo. Cornelius alzò le spalle, tuttavia le sue guance si fecero porpora. Allora Julius balzò in piedi.
“ Non ci posso credere! Vi siete lasciati affascinare da quello là!”li accusò sconcertato. Aemilia si alzò su per rispondergli, ma per sua estrema sorpresa fu Cornelius a prendere la parola.
“ Falla finita Julius. Non so che problemi hai, ma non mi sembra opportuno che tu te la prenda con lui. Si, ci piace sia come insegnante sia come persona e se tu non fossi cosi ottuso capiresti molte cose che lui non dimostra.”parlò con calma fissandolo negli occhi. Era raro che Cornelius gli parlasse a quel modo, e in un primo momento Julius ebbe l’impulso di contrastarlo, ma dopo incrociò le braccia al petto e alzò le sopracciglia sedendosi.
“ Bene, allora illuminatemi.”li provocò con aria da sufficienza. I due gemelli si guardarono meravigliati.
“ Beh… lui è uno schiavo, però secondo me è di alte origini.”cominciò Aemilia.
“ Questo l’avevo capito pure io. Di certo una persona cosi istruita, con un portamento del genere non può essere un plebeo!”commentò Julius sprezzante.
“ Si, ma hai pensato che lui potrebbe essere di un rango sociale molto più elevato del nostro? Voglio dire… una volta ho sentito mentre consigliava Marcus su un piano del Senato che poi è stato pure approvato. Di solito di queste cose di cosi alto livello politico se ne intende solo chi appartiene a un certo ceto sociale.”intervenne Cornelius.
Julius non ci aveva mai pensato, quindi gli fece cenno di continuare.
“ E poi ogni mattina si sveglia prima dell’alba e si allena, mi pare che sappia combattere molto bene, si allena anche con la spada.”continuò il ragazzo.
“ Davvero? Ma lo hai visto tu?”chiese Aemilia rimanendo a bocca aperta.
“ Si, mi ero svegliato una volta e passando per il giardino l’ho visto, poi mi sono svegliato per vedere se anche i giorni successivi si allenava ed è cosi.”disse alzando le spalle.
“ Ragazzi… scusatemi, ma a parte tutto questo, è davvero uno schianto.”si lasciò sfuggire Aemilia. I due fratelli sospirarono pesantemente.
“ Ma tu non cambi mai?!”disse Cornelius.
“ Scusa se sono una femmina e so apprezzare la bellezza maschile!”scoppiò lei.
“ Però Aemilia ha ragione…”sussurrò Julius pensieroso” Voglio dire… ha un bel corpo e se è vero quello che dici, Cornelius, anche sotto i vestiti deve essere ben formato, poi ha quel viso dai lineamenti perfetti, e le labbra… gli occhi cosi profondi e pieni di calore… ma anche freddi quando guarda me…”disse ironico e soggiunse”… e i capelli… uno cosi io non ne ho mai davvero visto.”finì di dire e i due furono d’accordo con lui perché annuirono.
Stettero un po’ in silenzio ognuno riflettendo per conto proprio. Cornelius si era seduto a gambe incrociate sul pavimento di legno che dava sulla veranda, Aemilia stava su un triclinio e Julius su una sedia, alla fine fu questo che ruppe il silenzio.
“ Scusate…”parlò e attirò l’attenzione dei due”… ma io non posso smettere di pensare se Marcus… beh… se se lo porta a letto…?”disse e arrossì leggermente, Aemilia diventò di un rosso violetto, invece Cornelius alzò le spalle arrossendo.
“ Ma- ma che domande fai?!”disse lei alzando la voce.
“ Beh, però è vero…”intervenne Cornelius.
“ Eh?”fece lei.
“ Marcus forse ha un debole per lui… un qualsiasi romano se lo porterebbe a letto.”le disse, allora la ragazza ai alzò con un gesto spazientito.
“ Io me ne vado! Voi due siete solo dei maniaci e dei porci!”disse e uscì in fretta dalla stanza. I due rimasero a guardarsi negli occhi.
Cornelius fissava il fratello con occhi indagatori.
“ In verità non penso che Marcus abbia con lui questo tipo di rapporto, perché è il nostro maestro.”
“ Si lo penso anche io.”rispose Julius sorridendo.
“ Julius…?”
“ Mmh?”
“ In verità… a te piace molto Alexandros, vero?”chiese Cornelius a bassa voce.
“ Già.”rispose lui con lo stesso tono di voce. Cornelius si guardava i piedi mentre faceva un cenno di diniego con la testa.

Alexandros(capitolo 1)




Era una giornata afosa di luglio, tutto sembrava quasi appartenente ad un altro mondo; i mercanti urlavano per vendere la propria merce, la gente si affollava creando una calca, la polvere saliva ad ogni passo, il sudore, le tonache sporche, gli animali e gli schiavi in attesa di essere venduti.
Marcus camminava piano, con passo sicuro, guardandosi intorno con un misto di repulsione e curiosità.
Un uomo grassoccio gli si parò davanti mostrandogli un cavallo, era molto bello e sembrava in forza, la corta pelliccia brillava a causa del sole. Marcus andò accanto all’animale e tese una mano, ma il commerciante lo ammonì che mordeva, invece lui lo toccò, poi lo accarezzò piano. L'animale abbassò la testa lasciandosi carezzare dietro le orecchie e sulla folta criniera.
“ Quanto costa?”domandò l’uomo fissando gli occhi neri dello stallone che lo guardava. Il mercante gli disse la somma, era caro, tuttavia lo prese e gli ordinò di portarglielo a casa l’indomani, quello ringraziò felice di aver concluso un buon affare.
Marcus fece un cenno del capo e se ne andò verso la parte dove c’erano gli schiavi.
Tutti attorno a lui gli facevano spazio, era uno dei personaggi più illustri di quel epoca e anche chi non lo conosceva gli lasciava sgombro il passaggio; infatti bastavano i suoi vestiti, il suo sguardo severo e il portamento fiero per far capire che apparteneva ad una nobile aristocrazia.
Giunse, quindi, nel centro del mercato, laddove c’erano una marmaglia di schiavi, tutti a petto nudo, i mercanti proclamavano ad alta voce le qualità della propria merce. C’erano uomini robusti che potevano essere usati come gladiatori, giovani per i lavori o per i piaceri, altri per le attività amministrative di una domus; erano legati alle mani e ai piedi, la maggior parte di loro proveniva dalla Tracia, dalla Macedonia, dalla Grecia, da quelle regioni, cioè, che poco tempo prima erano state sconfitte dalla potenza romana.
Marcus si fermò improvvisamente e si guardò attorno con un po’ d’incertezza, infine vide un uomo magro d’aspetto che lo chiamava con un cenno della mano, allora andò in quella direzione. L’uomo gli strinse la mano sorridendogli gentilmente, Marcus fece un mezzo sorriso di convenienza.
“ Era da tanto che non ci si vedeva Marcus!”esclamò quello facendogli strada.
“ Già, è un po’ di tempo…”disse, mentre diede un’occhiata a tutta la merce e gli schiavi che aveva e soggiunse ironico” Vedo che nel frattempo ti sei arricchito".
“ Eh, si, grazie a queste guerre diventiamo anche noi ricchi.”rispose allegramente, Marcus fece una smorfia " Quindi con cosa ti posso servire questa volta?”domandò l’uomo.
“ Mi serve uno schiavo.”disse, l’uomo lo guardò sorpreso, doveva dirgli a quale fine, ma decise che se lo sarebbe scelto da solo, cosi come aveva fatto con gli altri che aveva preso da lui. L’uomo, perciò, gli fece vedere ciò che aveva, erano circa una ventina, tutti in buona forma apparentemente. Marcus li esaminò uno per uno. Nei loro sguardi c’era timore, umiliazione, rassegnazione. Infine giunse alla metà della fila, dove la sua attenzione fu attratta da un giovane che stava ritto, lo guardava fisso e non abbassò lo sguardo neanche quando fu lui ad esaminarlo. Era snello e la sua pelle era di colore avorio, aveva i capelli castani e occhi blu, la sua bocca rosa era storta in una smorfia di disgusto.
Marcus gli si avvicinò e chiese all’uomo che era dietro di lui di dargli le informazioni relative a quello schiavo.
“ Signore… è stato preso in Macedonia, non ci ha voluto dire nulla sulla sua origine, però quando lo hanno catturato era ben vestito, di certo non appartiene a ceti bassi. Parla bene sia il greco sia il latino, sa molte materie fra cui filosofia, matematica, astronomia, letteratura greca e altre. In quanto a lavori manuali non sa fare nulla, in compenso è capace di suonare l’arpa e il flauto.”disse velocemente. Marcus osservò in silenzio il ragazzo. Era delicato, di nobile aspetto, di certo era un aristocratico rapito, non era di certo la prima volta che accadeva una cosa simile! E a prova di ciò stava che era molto istruito.

Quando rientrò a casa, quella sera, non seppe dirsi il perché avesse scelto quel ragazzo. Forse la colpa era dello sguardo fiero e del portamento orgoglioso, sicuramente non era uno che si piegava solo perché era stato fatto prigioniero.
Lo aveva lasciato alle cure di una schiava grassoccia di mezz’età affinché lo vestisse e lo rifocillasse. Più tardi aveva l’intenzione di parlargli. Doveva proprio ammettere che lo incuriosiva.

Alexandros si guardò attorno con timore, non conosceva l’ambiente, eppure pareva una casa tranquilla; una schiava gli aveva dato un chitone bianco legato in vita con una cintura rosso scuro e poi gli aveva dato da mangiare. Non aveva aperto bocca; di certo lo stato di schiavo non gli donava, ma ormai aveva capito che non poteva farci nulla; di fatto, era stato imprigionato dai conquistatori romani e in un certo senso si era rassegnato, tanto più che ora era stato venduto.
Finito di mangiare, fu chiamato per andare dal suo nuovo padrone. Senza dire nulla si avviò verso la stanza che gli indicarono. Bussò ed entrò con passo sicuro. Anche se era uno schiavo il suo portamento non lo poteva di certo perdere! Faceva parte di lui.
L’uomo che lo aveva comprato stava dritto in piedi dandogli le spalle e guardando fuori sulla veranda. Indossava una lunga tunica bianca con sopra una specie di tonaca rosso scuro che stava su una spalla e andava alla vita, era la toga praetexta; aveva i capelli corti castano scuro, sembrava abbronzato. Quando lo sentì arrivare si voltò e lo osservò in silenzio.
Alexandros sapeva che spettava a lui la prima parola; chissà perché quando si sentì esaminare da quegli occhi blu- neri abbassò lo sguardo.
L’uomo andò verso una scrivania piena di pergamene, di volumi, d’inchiostri.
“ Come ti chiami?”gli chiese, mentre firmava una pergamena.
“ Alessandro.”rispose piano.
“ Sei greco?”volle sapere.
“ Macedone".
“ Quindi il tuo nome è Alexandros”replicò con accento perfetto, il ragazzo rimase un po’ sorpreso. “ Esatto".
“ Qual è la tua origine sociale?”chiese prendendo due volumi.
“ Non penso abbia importanza la mia origine, ora sono uno schiavo”ribatté, Marcus si voltò verso di lui e alzò un sopracciglio.
“ Mi sembri intelligente, ma anche orgoglioso, l’orgoglio non esiste negli schiavi”sibilò piano, Alexandros alzò una spalla.
“ Beh, cosa volete farmi se sono orgoglioso? Uccidermi? Non ho di certo paura della morte, anzi è molto meglio che sopportare la schiavitù!”rispose con calma.
“ No, mi sei costato troppo per ucciderti. Mi hanno assicurato che sei molto istruito...”continuò Marcus.
“ Forse vi hanno mentito.”lo interruppe lui ironico.
“ No, lo escludo, non avrebbero il coraggio di ingannarmi.”affermò calmo” Proprio perché sei cosi istruito sarai il precettore dei miei tre figli.”concluse con tono voce che non lasciava spazio a repliche.
“ Come volete.”disse alzando la spalle, tuttavia non poté fare a meno di guardarlo sorpreso, sembrava abbastanza giovane per avere già tre figli, ma scacciò in fretta quei pensieri, la cosa non lo doveva di certo interessare.
“ Vai a riposarti ora. Inizierai da domani. Chiedi a Cassia, la schiava che si è preso cura di te, dove è la tua stanza.”lo informò e gli fece cenno di andarsene.
Alexandros fece un breve inchino e si voltò per andarsene, ma Marcus lo richiamo, quindi si voltò e lo guardò stupito.
“ Quanti anni hai Alexandros?”chiese osservandolo con un’espressione che non poté decifrare.
“ Diciotto.”rispose piano, l’uomo non reagì, gli disse solo che poteva andarsene.

Alexandros si mise sul letto bianco di una stanza abbastanza grande e non capiva come mai ad uno schiavo gli fosse dato una simile camera, di norma dormivano in una parte della casa riservata solo a loro. Tuttavia i suoi pensieri non andarono oltre. In un attimo si addormentò.
Il suo fu un sonno agitato; alla sua memoria si affacciarono improvvisamente dei soldati, c’era fuoco dappertutto, una voce di giovane donna lo stava chiamando disperatamente, lui era seduto per terra, non poteva alzarsi, non ne aveva la forza, tese un mano, in cerca di aiuto, ma quando si accorse che era piena di sangue guardò il cielo rosso e svenì.
Alexandros saltò sul letto. Era tutto sudato. Si passò una mano fra i capelli. Cos’era quel sogno? Perché gli pareva cosi nitido, di un realismo sconcertante? Forse era un suo ricordo?
Non sapeva, non poteva dirlo dato che non ricordava molto del proprio passato.
Questi suoi pensieri furono disturbati da Cassia, la quale entrò nella sua stanza e gli disse che avrebbe dovuto vestirsi per andare dai figli del loro padrone. Il ragazzo la ringraziò e obbedì.