martedì 29 settembre 2009

Noi due (capitolo 13, parte prima)


Il bambino dai capelli scuri gli prese la mano, mentre gli diceva di non lamentarsi poiché non si era fatto male.
“Gabriel! Hegyron!” strillò una voce femminile avvicinandosi ai due bimbi.
Gabriel alzò lo sguardo verso il suo amico.
Hegyron?
Quello era Hegyron?
La madre di Gabriel si inginocchiò e gli diede un veloce bacio sulla fronte.
“Tutto bene tesoro?” domandò studiando il ginocchio sbucciato. Gabriel annuì cercando di trattenere le lacrime. La donna gli sorrise dolcemente e prese lui e Hegyron per mano e si avviarono verso casa.
Un tunnel nero. Correva. Guardava velocemente indietro, sentiva di essere inseguito. Aveva il fiato corto. Non ce la faceva più. Udiva altri passi dietro di lui. Una voce maschile lo stava chiamando.
Si fermò stanco.
Conosceva quella voce.
“Tutto bene?” gli chiese un giovane uomo inginocchiandosi accanto a lui. Gabriel lo fissava incredulo. Non poteva sbagliarsi!
Aveva i capelli più lunghi, il corpo era più esile e i tratti del viso non erano cosi severi, ma quello era Hesediel!
“Cosa… io…?” balbettò confuso.
Hesediel lo prese in braccio e lo mise su un letto. Gabriel chiuse gli occhi. Cosa stava facendo? Lo voleva?!
“Ti fa cosi male? Eppure l’altezza dalla quale sei caduto non era cosi grande…” osservò Hesediel controllandogli le caviglie. Gabriel riaprì gli occhi guardandolo nuovamente.
“Hesediel?” sussurrò, il giovane si sedette sul bordo del letto esaminandogli i polsi.
“Si?” aveva una voce che non gli aveva mai sentito. Era dolce.
“Sei proprio tu?” chiese accarezzandogli una guancia.
“Gabriel sicuro di stare bene? Sei più strano del solito” constatò, Gabriel volle dire qualcosa, però la porta si aprì ed entrò una ragazzina appena adolescente, forse sua coetanea. Aveva i capelli lunghi biondi. Si fermò e li osservò, poi saltò sul letto accanto a Gabriel.
“Mi ha detto Hegy che sei caduto dall’albero! Ti sei fatto male?” pronunciò la ragazza prendendogli una mano. Gabriel la analizzò. Chi era? Era sicuro di non conoscerla, tuttavia a quanto pareva lei lo conosceva benissimo.
“Io… si, ma tu… chi sei?” domandò. La ragazza impietrì e spostò gli occhi verso Hesediel.
“Mi ha dimenticata…” scoppiò in singhiozzi. Hesediel gli lanciò uno sguardo duro.
“Non piangere sorellina, ha dimenticato anche me”.
Gabriel riaprì gli occhi e si ritrovò circondato da fiamme roventi.
Cominciò a gridare.
La sua voce, tuttavia, era sovrastata dal fuoco che bruciava tutto ciò che incontrava davanti al suo cammino.
Cercò di farsi spazio fra le pareti della stanza, sentiva di non poter più respirare, faceva troppo caldo, sentiva la pelle bruciargli. Vide l’uscita, corse verso di essa, però una trave di legno gli cadde addosso.
Perse i sensi.
Una voce maschile famigliare e amata lo stava chiamando disperatamente.

Gabriel spalancò gli occhi pieni di lacrime.
Si sedette con le guance brucianti e il fiato corto.
Cosa era stato quel sogno? Quel bambino dei suoi ricordi era Hegyron? E Hesediel? E la ragazza?
Dio, cosa stava succedendo?
“Tutto bene?” domandò Hesediel entrando nella stanza.
Gabriel alzò verso di lui uno sguardo terrorizzato.
“Ehi, cos’hai?” insistette avvicinandosi, ma il ragazzo non si lasciò toccare.
“Non, tu… sei reale?” chiese confuso. L’uomo sospirò allontanandosi.
“Ragazzino, non ti hanno mai spiegato che la droga fa male?” sbottò sarcastico spostando le tende e facendo entrare nella stanza una violenta luce che turbò gli occhi gonfi di Gabriel.
“Simpatico… è colpa del sogno” mormorò alzandosi e constatando che era tutto un dolore.
“Mi hai sognato? Quale onore” commentò acido.
“Si, almeno nel sogno non eri vecchio” ribatté.
“Vecchio?” ripeté divertito, ma Gabriel gli lanciò un’occhiataccia.
“Piuttosto… cosa ci fai TU qui?” chiese cercando di camminare seppur barcollando per il dolore alle cosce e alle ginocchia.
“Mi preoccupo per te”.
“Si certo, se vuoi qualcosa di fisico, ti avverto che non sono proprio nelle condizioni adatte” e per sottolineare le parole fece una mezza piroetta.
Hesediel sorrise divertito e gli mise una mano sulla schiena inducendolo ad andare in cucina.
“Stai tranquillo, da te non voglio solo sesso, per ora” lo fece sedere e gli mise davanti una minestra.
Gabriel alzò un sopracciglio.
“Cos’è? Mi vuoi avvelenare?” domandò sospettoso studiando la pietanza.
“L’idea mi era pure passata per la mente, però poi ho deciso che sei più utile da vivo. Mangia”.
“Ma l’hai fatto tu?!”.
“Chi altrimenti?”.
Gabriel l’annusò, nel frattempo Hesediel si avvicinò alla finestra e si accese una sigaretta.
“Ti avviso: devi mangiarla tutta”.
“E se è cattiva?” si lagnò il ragazzo prendendo il cucchiaio.
“Il problema non si pone, assaggia”.
Gabriel cominciò piano a mangiare scoprendo che Hesediel aveva avuto ragione; fin da piccolo aveva adorato la minestra, quindi non aveva problemi a mangiarla. Finì e fissò l’uomo che stava guardando fuori della finestra.
“Ammettilo che l’hai comprata” disse sorridendo serenamente.
“L’ho comprato”.
“Davvero?”.
“No”.
Gabriel si alzò e si avviò verso il bagno; fece una doccia e si mise addosso il completo della scuola; quando andò nel salone Hesediel stava parlando al telefono. Aspettò che finisse la chiamata studiandolo.
Quell’uomo… possibile che si fossero già conosciuti? Non si ricordava nulla di lui.
Era come al solito in un completo nero con nessuno capello fuori posto. Quasi riusciva a sentire il suo profumo aspro e piacevole.
Sorrise amaramente scuotendo il capo.
Era proprio il colmo. Si era innamorato di lui.
“Vai a scuola?” domandò facendolo sussultare. Annuì.
Hesediel lo spinse fuori dall’appartamento e lo mise sulla sua automobile lussuosa.
Era la prima volta che lo vedeva guidare lui stesso. Sospirò cercando di non fissarlo e di rivolgere i propri pensieri altrove. A quello che era successo, per esempio.
Possibile che Hegyron, proprio lui, il suo migliore amico, gli avesse fatto questo? Scosse la testa, non erano più amici. Un amico non ripudia un altro amico soltanto per i suoi gusti sessuali.
La macchina si fermò davanti all’accademia. Rimasero in silenzio. Gabriel infine volle scendere, ma Hesediel lo prese per una mano e lo attirò verso di sé. Lo baciò. Un bacio che in confronto agli altri era il più possibile casto.

10 commenti:

  1. sempre più interessante ............ ti prego continua!!!

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  2. Grazie mille, fa sempre piacere quando queste storielle piacciono a qualcuno. A presto.

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  3. Finalmente hai postato. Adoro questa storia, è davvero molto bella e poi Gabriel è così tenero.

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  4. Ehehe, gvazie cavissimaXD Mi dispiace solo che con Ale sto parecchio indietro:( ma mi rifarò;)
    Baci.

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  5. Nooooooooooo che bella la frase “Cos’è? Mi vuoi avvelenare?” ihih che forte.
    Oddio ha davvero detto..... innamorato????? IO TI ADORO vedo che mi vuoi almeno un pò di bene :DDDDDD

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  6. Esaltata-.-... è inutile che canti vittoria cosi prestoXD perchè ti deluderò parecchio XDDD, scherzò tesò(beh, in effetti mica tanto...vbb vedrai). Baci tesoro e grazie.

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  7. ............non mi hai tranquillizzata per niente XD fa anche solo un passo falso per dividere quei due tesori e dovrai fuggire moooolto lontano XD

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  8. Ma non vale! tu mi stai apertamente minacciando!ah, cmq teso msn nn so k ha k nn me va tnt bn...ho iniziato a legge l'ultimo cap d immortale e lo devo fini poi t lascio il comm. kissone

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  9. Ah, ecco perchè non ti vedo più in linea. Grazie che continui a seguirmi :) Kiss
    Certo ti sto minacciando! E non lo nascondo!

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  10. e si...m sn pure scaricata un altro ma va tr a rilentoooo:(( ora cmq sti gg penso di risolvere il problema.kissone

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