mercoledì 2 settembre 2009

Noi due (capitolo 11, seconda parte)



Gabriel sgranò gli occhi dalla sorpresa.
Moglie.
Hesediel aveva una moglie.
Si sentì mancare il pavimento sotto i piedi e, se il padre non gli avesse posato nuovamente una mano sulla spalla, sicuramente sarebbe caduto.
Non sapeva davvero che definizione dare allo strano smarrimento che sentì nell’udire quelle parole, tuttavia cercò di controllarsi.
“Non immaginavo fossi sposato” commentò prendendo la mano della donna e baciandole leggermente e lentamente il dorso. Nathalie arrossì poco sulle guance, ovviamente non si era aspettata un simile comportamento da parte di un ragazzo.
“Beh, ma neanche lo conoscevi fino a poco fa!” intervenne il padre ridendo piano.
Hesediel e Gabriel si scambiarono una lunga occhiata, cosa che non sfuggì a Nathalie che inarcò un sopracciglio curiosa.
“No, hai ragione, ma sembra il tipo troppo pieno di sé per avere qualcuno accanto” rispose sarcastico.
“Gabriel, non essere scortese, Hesediel scusalo” intervenne nuovamente Julius premendo di più le dita sulla sua spalla.
“Figurati, apprezzo chi esprime liberamente il proprio pensiero”.
“Già, ora scusatemi, però, per non essere ulteriormente ‘scortese’, vado a intrattenermi con altre persone” disse solamente “E’ stato un… piacere, conoscervi” e si dileguò in fretta.
Sentiva il disperato bisogno di qualcosa di dolce, forse una fetta di torta o pasticcini a volontà, o solamente del zucchero, qualsiasi cosa pur di comprimere quel fottuto dolore che sentiva al petto.
Si promise che a casa si sarebbe buttato sul barattolo di nutella. Anche se Hesediel di certo non se lo meritava.
Sposato.
Gli faceva in qualche modo male questo fatto, lo aveva parecchio turbato.
Al buffet dei dolci riempì un intero vassoio e si avviò a mangiarli quando una risata femminile lo fermò.
Una ragazza lo guardava e ridacchiava piano. Inarcò le sopracciglia.
“Scusami, è solo che pensavo che ingrasserai una tonnellata se mangerai tutto quello” gli spiegò facendosi avanti. Era meno alta di lui, indossava un abito come quello di Nathalie, solo che era rosso fuoco e aveva i capelli lunghi neri e lisci. Doveva avere all’incirca la sua età.
“Beh, io non mi faccio di questi problemi e neanche tu a quanto vedo” ridacchiò a sua volta fissando il vassoio della ragazza riempito quasi come il suo. La giovane seguì il suo sguardo e gli regalò un sorriso spontaneo e gioioso.
“In effetti…” e risero piano insieme.
Andarono a sedersi per mangiare quei deliziosi dolci, parlarono di quanto la festa fosse noiosa e presero in giro parecchi esponenti di importanti multinazionali.
Quindi si salutarono, ma dopo cinque minuti si ritrovarono insieme, poiché quando lui tornò dai genitori che stavano con Hesediel e Nathalie, la ragazza era lì.
Scoprì che lei era la sorella della moglie di Hesediel e che si chiamava Evrika.
La ragazza gli ammiccò e con suo sommo piacere lo rapì per il resto della serata; capendo che Gabriel non voleva parlare, Evrika gli raccontò della sua scuola, della noia di seguire sempre la sorella in quelle feste, e altre sue sciocchezze che, però, lo fecero almeno sorridere.
Odiava sentire quella inquietudine dentro di sé. Senza volere incontrò gli occhi di Hesediel, per un solo secondo sentì il proprio cuore tacere i suoi battiti impazziti. Distolse lo sguardo.
Si scusò con Evrika dicendole di stare poco bene e uscì fuori per riprendere un po’ di aria.
In verità, stava veramente male!
Stava male non tanto perché lo aveva visto con sua moglie, e perché avesse una moglie, ma perché lo aveva visto come si comportava con lei!
Diventava un altro uomo, sembrava amorevole, premuroso e gentile.
Con lui aveva usato sempre la forza!
Lo odiava.
Si, lo odiava dal profondo del cuore e non importava il sentimento di gelosia che lo stava invadendo.
Sospirò rumorosamente irritato. Che serata di merda!
Peggio non poteva veramente andare.
Si riscosse nel momento in cui sentì l’alito dolce di qualcuno accanto alla propria orecchia. Non ebbe bisogno di voltarsi per vedere di chi si trattasse.
“Cosa vuoi?” gli domandò incordando ogni singolo muscolo del corpo e del volto.
“Sei arrabbiato?” gli chiese mordicchiandogli l’orecchio e facendogli inevitabilmente sentire lo stomaco scombussolato.
“Dovrei esserlo?”.
“No”. Gabriel si voltò con occhi di brace.
“No?! Hai una moglie, benedetto cielo! E non sapevo nulla! E tu… tu la tradisci!” sibilò nervosamente.
“Ehi ragazzino, sarebbe ora che ti svegliassi dal mondo delle favole, solo nei sogni i mariti non tradiscono le mogli e poi a me non pare proprio che a te spiaceva stare tra le mie braccia” commentò sarcastico toccandogli il fondoschiena con la mano attirandolo verso il proprio corpo.
“Brutto figlio di…!” gridò cercando di tirargli un pugno, ma Hesediel gli bloccò prontamente il polso e premette le proprie labbra sulle sue zittendolo.
“Las….” protestò, tuttavia Hesediel non lasciò la stretta sul polso e lo trascinò nella sala, dove fecero pochi passi e imboccarono un corridoio.
Julia li vide e si rabbuiò in volto.
Hesediel chiuse una porta alle loro spalle e lo liberò dalla sua stretta. Gabriel si fermò davanti ad un divano che lo separava dall’uomo che stava accanto ad una finestra e si era acceso una sigaretta.
“Voglio parlare chiaramente con te”.
“Di cosa?” chiese Hesediel beffardo.
“Non so, io non so un cavolo di te, invece tu sai tutto! Non sapevo neanche che tu avessi una moglie e…”.
“Cosa credi? Che giacché sei passato nel mio letto mi spinga a parlarti di me?” lo interruppe versandosi del whisky in un bicchiere.
“Bene, bene! A me non mi frega un cazzo di te! Ma chi ti credi di essere?! Sempre quest’aria superiore e fredda! Sei patetico! Ti odio, non ti avvicinare!” gridò rabbioso, Hesediel lo bloccò nuovamente quando cercò di colpirlo, allora il ragazzo gli diede un calciò che l’uomo incassò stoicamente. Gli ridiede un altro calcio, dopo il quale Hesediel lo buttò sul divano e gli si mise sopra.
“La finisci di fare il ragazzino?”.
“Io?! Ma se sei tu quello che va a letto con tutti quelli che ti capitano a tiro e non mi pare che ti importasse poi tanto che tu avessi una moglie!” rispose con voce rotta da una strana rabbia che lo stava invadendo.
“Ascolta, non è importante il fatto che io sposato, in fondo anche tu a quanto vedo sei occupato, quindi qual è il problema se ci divertiamo a letto insieme?” riprese calmo.
“Eh? Occupato?” domandò sbollendosi all’istante.
“Questo succhiotto non te l’ho lasciato io” e cosi dicendo gli baciò leggermente la parte di collo arrossata.
Arael.
Si era completamente dimenticato di lui. Stavano insieme? Non sapeva. Sapeva solo che quando stava cosi, tra le braccia di Hesediel, non gli importava di nulla e che era geloso da morire.
“Non sono occupato, io”.
“Oh, ma bravo! Solo avventure e poi giudichi me” affermò sarcastico.
“Mi dà solo fastidio che io sarei come… come…” Gabriel arrossì distogliendo lo sguardo.
“Il mio amante?” suggerì l’altro divertito usando proprio la parola che Gabriel aveva cercato di evitare.
“Si” sussurrò.
Hesediel gli si tolse da sopra lasciandolo sedere accanto a lui.
“Ho capito, dunque tu vuoi essere il solo?” gli chiese con espressione indecifrabile.
“Beh, io non… vale a dire…” si nascose il volto terribilmente in imbarazzato.
Hesediel sospirò.
“Dalla prima volta non sono andato a letto con nessun altro, né ho ancora intenzione di farlo, questo ti può consolare?”.
“Davvero?” domandò incredulo. Non aveva mai fatto sesso con nessun altro? Non lo stava mentendo? Ma poi perché mentirlo, in fondo Hesediel era uno che non si faceva di certo scrupoli a dire le cose come stavano.
“Si, ragazzino, vuoi ancora altre rassicurazioni da parte mia?”.
“No, però voglio un’altra cosa se vuoi ancora continuare questa… cosa”.
“Cosa?”.
“Di non forzarmi quando… quando facciamo quelle cose!” gli chiese ormai rosso in volto come un peperone.
“Non mi sembra di averti violentato”.
“Si, ma se non voglio, lasciami stare e un’altra cosa”.
“Dimmi”.
“Non farmi sentire usato”.
“Ti ho fatto sentire cosi?” domandò Hesediel sorpreso.
“Si, sempre”.
“Bene, abbiamo finito con la teoria?” domandò prendendolo per la vita e facendolo mettere a cavalcioni su di sé.
Hesediel lo baciò e fu subitamente ricambiato. Gabriel aveva sentito troppo la mancanza di quelle labbra possenti per resistergli.
L’uomo gli tolse la giacca e gli aprì la camicia, gli carezzò piano il petto, baciandogli i capezzoli; Gabriel gli mordicchiava il lobo dell’orecchio, il collo, gli carezzava il petto che aveva scoperto.
Nella foga di amarsi non si accorsero della porta che era leggermente aperta e che si rinchiuse piano.

Gabriel si svegliò in un letto che non era il suo. Di certo lo aveva portato Hesediel la sera precedente dopo che avevano fatto sesso. Era stata la partita di sesso più soddisfacente di tutta la sua vita, aveva completamente perso il controllo, si era lasciato in balia di Hesediel e del piacere. Si stirò e si mise a sedere. Naturalmente l’uomo non aveva dormito accanto a lui. Si oscurò un po’ in viso, ma subito dopo sentì il proprio cuore balzargli nel petto vedendo un bigliettino sul comodino. Lo prese con mano tremante.

“Non mi sono potuto trattenere oltre per ovvi motivi. Stasera di chiamerò.
Abbi cura di te. Hesediel.”

Gli si gonfiò il cuore di piacere. Non aveva mai pensato che quell’uomo fosse capace di scrivere simili cose.
Abbassò il bigliettino rabbuiandosi nuovamente in volto.
Forse anche a sua moglie scriveva cosi. Sospirò. Scemo, era proprio uno scemo. Cosa pretendeva? Non poteva certamente fare ulteriori storie!
Però a ben pensarci, ora fra loro cosa c’era? Una specie di relazione? O era ancora un’avventura?
Si alzò dal letto. Meglio non pensarci.
“Porca…” sospirò portandosi una mano alla schiena. Ancora gli faceva male essere penetrato da lui. Forse col tempo ci avrebbe fatto l’abitudine.
A colazione incontrò i suoi genitori e altre persone che erano rimaste lì la notte.
Il padre era alquanto sereno, invece sua madre stranamente era silenziosa e distratta.
“Hai dormito bene, caro?” gli domandò sorridendo.
“Si, abbastanza, tu?” rispose sedendosi accanto a lei.
“Anche io”.
Dopo poco andarono tutti via e lui tornò nel suo appartamento dopo aver avvertito Mister Orso che per alcune settimane non sarebbe tornato al dormitorio la sera.
Si fece un lungo bagno e si addormentò stanco.

3 commenti:

  1. io ti amerò per il resto della mia vita. Se mi separi questi due angeli io ti meno XDXDXDXDXD
    Sono contro la violenza eh :P

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  2. uhm...ma tu guarda chi parla, chi uccideva sempre i propri personaggi,eh?!-.-

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  3. Ma ma... le cose cambiano, sono diventata contro la morte! ( XD )

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