martedì 1 settembre 2009

Noi due (capitolo 11, prima parte)



Gabriel fissava davanti a sé il buio infinito.
Poggiava con le braccia su una balaustra, la postura e la fermezza del suo volto gli conferivano una sicurezza che non possedeva; in quel momento la sua mente non riusciva a registrare nulla di quello che stava accadendo a quella festa di ricconi, la quale festa era soltanto una maschera per concludere i vari affari personali.
Non riusciva a sentire le voci stridule delle donne, le risa sommesse, i baritoni degli uomini, il tintinnare di qualche bicchiere, i passi sul pavimento. La sua mente era lontana da quel luogo.
Era fissa soltanto a quello che era successo fra lui e Hegyron.
Sospirò.
Aveva sempre saputo che se l’amico fosse venuto alla conoscenza della sua ormai bisessualità non l’avrebbe presa per niente bene, ma mai si era aspettato che avrebbe reagito nel modo in cui aveva fatto pochi giorni prima.
Chiuse gli occhi infastidito e si nascose il volto in un palmo della mano. Ancora stava male.

Gabriel balzò su a sedere sentendosi agghiacciare il sangue nelle vene.
Imprecò sottovoce, aveva completamente scordato che Hegyron gli aveva promesso che quella stessa sera avrebbero parlato.
“Gabriel?” richiamò l’amico.
Il ragazzo e Arael si guardarono, l’amante capì e sospirò facendogli cenno che non poteva fare nulla, si trovavano al quarto piano, non poteva di certo calarsi di sotto!
Gabriel annuì, gli disse soltanto che sarebbe uscito lui.
“Arrivo!” gridò mettendosi un paio di jeans e una maglietta.
Con passi quasi tremanti arrivò alla porta, sospirò piano sentendosi il cuore in gola e aprì uscendo subito, però gli occhi di Hegyron ricaddero sul letto che si era intravisto in due secondi, poi sul volto arrossato dell’amico.
“Co- cosa c’è?” si balbettò cercando di trattenere il tremito della voce.
“Cosa ci fa Arael…?” domandò con mezza voce.
“Arael? Ma cosa dici?” provò di scherzare, tuttavia neanche si accorse quando l’amico lo scostò brutalmente e aprì la porta fermandosi immobile davanti all’amante che si era rimesso i pantaloni ed era ancora a petto nudo.
Impietrì e non poté che assistere inerme nel momento in cui Hegyron si avventò su Arael prendendolo alla gola.
“Cosa ci fa questo bastardo in camera tua mezzo nudo?!” urlò con rabbia.
“Calmati amico” lo avvertì il ragazzo.
“Calma un cazzo! Ti ho ben detto di stare lontano da Gabriel, fottuto frocio!” continuò, ma Arael gli prese i polsi con le mani incominciando a stringere.
Si fissarono a lungo, respirando a fatica.
“Qual è il problema? Avresti voluto scopartelo tu? Beh, arrivi tardi” continuò beffardo, però gli occhi erano freddi e pericolosi.
“Io non sono un frocio, bastardo!” ringhiò scagliandogli un pugno, Arael barcollò portandosi una mano sulla mascella, ma subito dopo ricambiò il favore.
Gabriel si rese conto che la situazione stava veramente precipitando e decise di intervenire, si mise in mezzo ai due.
“Finitela!” gridò.
I due ragazzi lo guardarono straniti, come se si fossero scordati di lui.
“Gabriel…” sussurrò Arael intenerito.
“Puttanella! Allora è vero?!” sbottò Hegyron sottovoce con una tale carica di collera che lo spaventò.
“Hegyron, io te lo volevo dire e…” non ebbe il tempo di finire che l’amico gli mollò un pugno con tanta violenza che lo fece sbattere in braccio ad Arael.
“Tu non sei più mio amico!” sbraitò andandosene, Gabriel si riprese, si divincolò dalla stretta di Arael e gli corse dietro, lo raggiunse in cortile.
“Hegyron! Hegyron! Aspetta! Ti prego, voglio parlarti…” si fermò bruscamente quando vide che l’altro gli aveva obbedito e si era voltato, tuttavia a causa della penombra non riusciva a leggere nessuna espressione sul suo viso.
Silenzio.
“E’ vero?” gli chiese soltanto.
“Si, in altre parole no… non fino in fondo” rispose arrossendo terribilmente in imbarazzo.
Hegyron si passò una mano fra i capelli.
“Mi dispiace per il pugno” disse in un sussurro, Gabriel deglutì, conosceva fin troppo bene quel tono di voce e sapeva che lo usava nel far andare meglio giù la pillola.
“Non è niente, passerà se…” mormorò, ma l’altro lo interruppe.
“Mi dispiace, io non ho nulla a che vedere con i froci, mi fanno schifo. Non rivolgermi più la parola” si voltò e con passo sicuro se ne andò rifugiandosi nel buio della notte.

Buio.
Era buio come in quel momento. Erano passati cinque giorni più o meno, da tanto non erano più amici. Soffriva, era inutile mentire, ma come gli aveva detto Arael, era meglio perdere che trovare un amico come lui, che non riusciva a capirlo.
Una mano posata sulla sua spalla lo riscosse, si voltò e si immerse negli occhi verdi della madre.
“Caro, vieni, papà vuole presentarti alcune persone” gli disse con dolcezza.
“Mamma, ti prego, non mi va” cercò di protestare.
“Lo so, ma lui ci tiene, fagli questo piccolo piacere, sai che gli piace pavoneggiarsi con un figlio come te” le scappò una piccola risata e s’incamminò verso l’interno dell’edifico, ben sapendo che Gabriel l’avrebbe seguita.
Certo, un figlio come me, peccato che non sappia che razza di figlio si ritrovi, pensò seguendola suo malgrado.
Suo padre si distingueva fra tutti per la sua rara eleganza e rude bellezza. Quando lo vide gli sorrise impercettibilmente e lo presentò a degli uomini, lui cercò di sorridere e incominciò con loro una discussione sulla politica che portò avanti molto bene e dall’espressione soddisfatta del padre capì di aver fatto un buon lavoro.
Dopodichè ebbe finito con quel gruppo, gli toccò conversare con altri due uomini di economia, si passò la mano fra i capelli nervosamente e un po’ scocciato nel momento in cui si voltò verso il padre e gli si fermò il fiato nel petto: Hesediel stava tranquillamente parlando con il genitore che proprio allora lo guardò e gli fece cenno di avvicinarsi.
“Julius, questo è tuo figlio?” gli domandò l’uomo fissandolo con un’espressione sarcastica.
“Si, è cresciuto vero?” chiese Julius mettendogli una mano su una spalla.
“Si, molto, si è fatto davvero un… bel ragazzo” rispose gentilmente e a tutti poteva sembrare un complimento fatto di circostanza, però il modo lascivo con cui lo guardò gli fece capire a cosa esattamente si stava riferendo.
“Scusami papà, credo di non conoscere questo signore” s’intromise lui inarcando un sopracciglio.
“Ah, certo, non ti puoi ricordare di lui, eri piccolo quando se ne andò” rispose il padre e aggiunse “Il suo nome è Hesediel” lo presentò.
Hesediel allungò la mano e Gabriel ricambiò il saluto, ma arrossì quando il medio dell’uomo gli accarezzò il palmo lentamente, quindi cercò di ritirare la mano senza troppa fretta.
Vedendo il suo sorrisetto ironico sentì la strana esigenza di tirargli un pugno in faccia, tuttavia cercò di controllarsi.
“Dunque, signor Hesediel, ci conosciamo già…” esordì lui approfittando della distrazione del padre che aveva iniziato a comunicare con un uomo sulla cinquantina.
“Si, giovanotto” gli rispose bevendo un sorso di champagne “Ah, che schifezza questa roba falsa” inserì facendo una smorfia.
“A che gioco stiamo giocando?” chiese il ragazzo spazientito.
“Cosa ti dice che sia un gioco?” gli domandò passandosi una mano fra i capelli ben pettinati e senza un ciuffo fuori posto.
“Tu già mi conoscevi, perché non me l’hai detto?”.
“Perché vedi…” fu interrotto dall’arrivo di una donna che lo prese sottobraccio e lo fissò sorridendogli.
“Buonasera, spero di non disturbare” parlò la donna con voce calma e quasi dolce.
“Non proprio” rispose Hesediel con calma.
Gabriel la esaminò e decise di considerarla una bella donna alta, con i capelli lunghi rossi ricci e due occhioni verdi su un bel viso perlaceo.
“Hesediel, non ci vuoi presentare?” gli chiese sorridendo leggermente. L’uomo sussultò piano e cercò di sorridere a sua volta. Non ci riuscì.
“Certo, lui è Gabriel, il figlio di Julius Belleirs” e aggiunse rivolto al ragazzo “e lei è Nathalie… mia moglie”.

6 commenti:

  1. MOGLIE?????????????????????????????
    VIOLETTA IO TI AMMAZZO * *

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  2. embè cara...la vita è piena di sorprese:DD

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  3. -_- Ammazzo te e le sorprese.....................................................................................................................................

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  4. ehm...non so se lo sai cara...ma io sono contro la violenza...su di meXD

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  5. Ah si? Ma se tu fai la brava vedrai che non ti accadrà nuuuuuulla. Non è una minaccia eh. Ok, si lo è XD

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