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Addio (?)

Ho abbandonato questo blog tanto tempo fa e non credo di essere in grado di riprenderlo, almeno non nel futuro prossimo, pertanto ritengo sia doveroso da parte mia spendere due parole sul blog che mi ha rappresentata nel passato. Le storie che ho scritto sono state ispirate e sostenute da alcune persone, fra cui una in particolare alla quale davo il mio sostegno morale scrivendo ciò che ritenevo fosse un amore normale anche per coloro che pensano di non essere normali. Essendo questa persona venuta meno non ho più alcun motivo a continuare a incoraggiare qualcuno che non c'è.
Ho pensato anche di cancellare il blog, tuttavia ho deciso di tenerlo, almeno come ricordo.
Un caro saluto a tutti coloro che sono stati i lettori di questo blog e che mi sono stati accanto virtualmente nel passato.

Jivri'l.
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Voglio una vita che splenda (capitolo I- parte 1)

Per un attimo si guardò le mani mentre scriveva, si fermò fissandole pensierosa. La sua mano era grande e calda; gliela prese a sorpresa, senza chiedere, con arroganza, eppure il suo sguardo era docile, gli occhi erano, però, rossi. Aveva bevuto. E certo che aveva bevuto, era un ubriacone. "Beh, piacere di rivederti bella" sussurrò incurvando l'angolo della bocca in un sorriso sornione. "Si, anche per me, ora scusa, ho da fare" rispose lei stizzita e incantata allo stesso tempo da quelle gemme verdi. Ritrasse la mano, senza riuscire a liberarsi.

Il tuo cuore

Si affrettano. Guardano solo davanti a loro; mi passano accanto, ma non si voltano verso di me nemmeno per errore e se lo fanno accelerano subito il passo.
Il sole oggi è accecante, si respira un'aria calda che brucia la gola e l'anima, soprattutto si respira la paura, l'ansia, la malattia, la morte.
- Miriam- una ragazza mi scuote leggermente per un braccio - Andiamo, siamo in ritardo.
La seguo a tre passi di distanza.
La mia mente è altrove, non so neanche io dove.
In verità non penso a nulla, sono e mi muovo come un'automa.
Non sento più nulla. E cosa dovrei sentire? Quando si perde tutto non si è più in grado di essere alcunché.
Scendiamo delle scale che ci portano nel sotterraneo dell'ospedale; appena arrivate incontriamo altri colleghi che ci aspettano.
Linda apre una porta.
L'istinto ha il sopravvento e mi porto una mano al naso.
L'odore nauseabondo di un corpo in decomposizione ci fa inorridire. Subito, però, abbasso la mano e cerco di controllarmi…

P. S. Ricordarsi di vivere (capitolo X)

Rientrare in quella casa gli provocò una piacevole sensazione che mai avrebbe immaginato di provare. Quasi si commosse nel sentire, appena messo piede in casa, quell’inconfondibile odore buono, difficile da classificare. Forse era il caffé che ogni mattina preparava per lui e a volte anche per Viktor oppure lo champagne che il bruno gradiva molto. Non lo sapeva, sapeva solamente che era felice di essere di nuovo lì, a casa sua. Mai nella sua precedente abitazione si era sentito così a proprio agio. Lì non poteva fare il bagno quando voleva o mangiare a tutte le ore. Lì faceva la fame e non poteva nemmeno usare i propri guadagni per comprare cibo o sapone. Chiuse gli occhi. No, non sarebbe più stato così. Entrò nella propria stanza, seguito da Viktor, che l’aveva aiutato con le poche borse.
“Ecco. Rimetti tu tutto in ordine?” chiese il bruno con il suo solito tono di voce controllato.
“Si, non preoccuparti” lo guardò “grazie” disse. L’uomo fece per andarsene ma Erast lo richiamò “non dic…