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Voglio una vita che splenda (capitolo I- parte 1)

Per un attimo si guardò le mani mentre scriveva, si fermò fissandole pensierosa. La sua mano era grande e calda; gliela prese a sorpresa, senza chiedere, con arroganza, eppure il suo sguardo era docile, gli occhi erano, però, rossi. Aveva bevuto. E certo che aveva bevuto, era un ubriacone. "Beh, piacere di rivederti bella" sussurrò incurvando l'angolo della bocca in un sorriso sornione. "Si, anche per me, ora scusa, ho da fare" rispose lei stizzita e incantata allo stesso tempo da quelle gemme verdi. Ritrasse la mano, senza riuscire a liberarsi.

Il tuo cuore

Si affrettano. Guardano solo davanti a loro; mi passano accanto, ma non si voltano verso di me nemmeno per errore e se lo fanno accelerano subito il passo.
Il sole oggi è accecante, si respira un'aria calda che brucia la gola e l'anima, soprattutto si respira la paura, l'ansia, la malattia, la morte.
- Miriam- una ragazza mi scuote leggermente per un braccio - Andiamo, siamo in ritardo.
La seguo a tre passi di distanza.
La mia mente è altrove, non so neanche io dove.
In verità non penso a nulla, sono e mi muovo come un'automa.
Non sento più nulla. E cosa dovrei sentire? Quando si perde tutto non si è più in grado di essere alcunché.
Scendiamo delle scale che ci portano nel sotterraneo dell'ospedale; appena arrivate incontriamo altri colleghi che ci aspettano.
Linda apre una porta.
L'istinto ha il sopravvento e mi porto una mano al naso.
L'odore nauseabondo di un corpo in decomposizione ci fa inorridire. Subito, però, abbasso la mano e cerco di controllarmi…