venerdì 17 febbraio 2012

Favola metropolitana (capitolo I)

AVVERTENZA!!!

Come alcuni di voi sanno, sono ormai circa due anni che non mi avvicino alla scrittura; non ho né l'ispirazione né il tempo, qualche cosa, però l'ho scritta, ma attendo di migliorare ciò che è stato fatto. Nel frattempo ho pensato di farvi leggere altre cose, che non sono farina del mio sacco. Questo racconto, che si articola in sei capitoli, è stato realizzato da una bravissima autrice, che ha il nick di Dicembre. Purtroppo non le ho potuto chiedere il permesso di postare il suo racconto, poichè è scomparsa da più di due anni. Tuttavia, se ci fosse da reclamare, la mia mail ce l'avete. Infine, vi auguro una buona lettura (lei è bravissima).

Jivri'l.































Pioveva a dirotto quel giorno. Faceva freddo.

Ashley si accese l’ultimo mozzicone di sigaretta che aveva e guardò il cielo, mentre con la punta del naso cercava di evitare le gocce che gli cadevano addosso.

“Che cazzo fai, si può sapere?”
”Tengo il naso asciutto” rispose senza smettere di stare col naso all’insù

“Tu sei tutto scemo” Mikey – o come lo chiamavano gli altri Mikey il Topo – si schiacciò contro il palazzo, sperando che la grondaia lo riparasse dalla pioggia battente.

“Tanto il culo dovrai bagnartelo per forza, meglio farlo subito”

Passò una macchina facendo schizzare acqua e fango tutt’intorno.

Il tentativo di Mikey di rimanere asciutto si rivelò subito del tutto vano. Ashley rise e s’accanì, per l’ultima volta, sulla sigaretta fra le sue dita che non aveva più nulla da dare.

Una seconda macchina passò di lì, con più calma. E si fermò, sull’altro lato della strada.

“Vai tu? Vado io?”

“Quello vuole te Ash, sarà uno di quei ricchi rotti in culo che vogliono i faccini delicati”

Il ragazzo mostrò il dito medio all’amico: “Ci vediamo qui dopo?”
”Se tutto va bene, ci vediamo qui domani”

Ash annuì, dirigendosi verso la macchina che lo aspettava col motore accesso.

Mikey aveva ragione, l’uomo all’interno della macchina era davvero uno di quei riccastri rotti in culo che si vedono sulle copertine dei settimanali. Ash mascherò il disgusto con un sorriso che sapeva gli avrebbe aperto i pantaloni e soprattutto il portafogli del tizio alla guida.

Appena entrato in macchina, l’uomo ingranò la marcia e sgommò via.

Probabilmente, pensò Ash, era la prima volta che faceva una cosa del genere.

Sapeva di dover parlare per primo, doveva mettere il cliente a proprio agio, ma per un istante si limitò a guardarlo. I pochi capelli che aveva sulla testa gli cadevano ordinatamente sulla fronte, quasi avesse speso ore dedicandosi ad uno ad uno dei pochi superstiti in un campo di battaglia semi-deserto.

Più capelli di certo non ne avrebbero fatto un adone. Gli occhiali troppo spessi, tondi, si appoggiavano sul naso un po’ storto che sembrava facesse fatica a respirare.

Evidentemente era agitato.

“Hai finito di squadrarmi?” chiese lui, con aria stizzita.

“Guardavo i tuoi occhiali. Ho sempre avuto un debole per le montature demodé”

“Li ha scelti mia moglie”
”Quindi immagino non si stia andando a casa tua” gli chiese Ash lascivo, appoggiando una mano sulla coscia dell’uomo.

“Sono qua per lavoro…Non ho una casa, sono in hotel” disse fermando la macchina “ma non andiamo in albergo da me. Non voglio che ti vedano”
”Qui?” Ash si guardò intorno. Erano nel parcheggio di un supermercato. Era chiuso e non si vedeva anima viva in giro.

“Quanto vuoi per un pompino?”

“Vai subito al dunque… hai fretta?” chiese Ash mettendo una mano sull’inguine dell’uomo e premendoli sull’erezione. L’uomo gemette.

“Quanto?”

“200”

“200 per un pompino? Senza guanto, mi auguro”

“Te lo scordi, amico”

“200 sterline per succhiare del lattice? 500, ma senza niente”

Ricco rotto in culo.

“500, le tue sigarette e te lo succhio senza preservativo, ma non mi vieni in bocca, mi avvisi prima”

L’uomo annuì, con gli occhi di qualcuno che sta quasi venendo nei pantaloni. Che tristezza.
Ash sapeva bene che l’uomo non l’avrebbe mai avvertito prima di venire, ma fece comunque finta di credere alle parole del suo cliente.

Tese la mano, aspettandosi i soldi.

“E se poi ti do i soldi e scappi? O se non mi piace?”

Ash non roteò gli occhi perché sapeva che sarebbe stato controproducente, ma questo davanti a lui era davvero un coglione.

“Dove vuoi che me ne vada, qui in mezzo al niente? A piedi poi. Prima il dovere” disse prendendosi il pacchetto di sigarette dal cruscotto “ poi il piacere” disse aumentando la pressione sull’inguine dell’uomo

“Va bene, va bene! Però fai in fretta”. Gli diede dieci pezzi da cinquanta freschi, appena usciti dalla banca. Ash sorrise e se li mise in tasca. Probabilmente, pensò, avrebbe potuto chiedere ancora di più.

Ma si mise a lavorare.

Le mutande bianche dell’uomo erano già umide e quando Ash gliele abbassò, lasciò che il pene dell’uomo, finalmente libero, gli sbattesse in faccia. L’uomo gemette. Sì, avrebbe fatto davvero in fretta.

Difatti ci volle pochissimo perché l’uomo afferrasse i capelli di Ash e iniziasse a rantolare, muovendo su e giù le anche cercando di prendere lui il controllo.

Ash non glielo lasciò fare, nonostante ciò l’uomo venne dopo pochissimo.

I muscoli dell’addome si contrassero e le gambe si strinsero intorno alla mano che gli stava accarezzando i testicoli. Ash tolse la bocca dal glande dell’uomo e lo toccò con la mano, quando questo venne, gridando.

Un grido acuto.

Per poco Ashly non scoppiò a ridere.

Non aspettò che l’uomo si riprendesse del tutto e aprì la portiera quando questi stava ancora tremando:

“M’avevi detto” cercò di dire lui “ che non potevi tornare a piedi da qui…” con la bocca secca, faticava a parlare fluidamente.

“E tu m’avevi detto che m’avresti avvertito prima di venire”

“Ah” l’uomo lo guardò colpevole. Con le mutande ancora calate e il pene flaccido, ma lucido di saliva e sperma, Ash provò un lieve disgusto.

“Au revoir”
”Aspetta!” disse l’uomo cercando di fermarlo “Quanto….” Deglutì “ Quanto per farti scopare?”

Ash sorrise “Sei un vecchio vizioso” gli sussurrò, alzando due dita.

“Due…Duemila?”

“E non c’è l’opzione senza guanto”

“E dove ti trovo?”

“Stesso posto, stesso bar” disse Ashley allontanandosi “a domani”.

La macchina non partì subito, ma Ash non si voltò indietro quando sentì il motore accendersi. Aveva già dimenticato tutto, altrimenti non sarebbe sopravvissuto.

Continuava a cadere una pioggia scrosciante e ormai il cielo era completamente nero.

Ash aprì la bocca, per fare entrare la pioggia e togliersi il sapore pastoso dell’ultimo cliente. E rimase lì, sotto un lampione, a faccia in su con la bocca aperta, per lavarsi un po’.

Non aveva esattamente idea di dove si trovasse. Sapeva di aver già visto la zona, ma probabilmente l’avrebbe riconosciuta di giorno. Lì, al buio, poteva essere ovunque. Iniziava a fare davvero freddo , la giacca zuppa era diventata inutile e Ash si guardò intorno per vedere se c’era un posto dove scaldarsi un po’.

Il portone di una casa, una banca, due negozi, chiusi e una chiesa, in fondo alla strada. Probabilmente anche lei era chiusa, ma tanto valeva andare a controllare. Non aveva voglia di litigare con i padroni della casa del portone, quando questi l’avrebbero trovato seduto ad insozzare il loro pianerottolo.

Tirò fuori una sigaretta dal pacchetto appena guadagnato. Che stupido, pensò, 500 sterline per un pompino… Mikey non ci avrebbe mai creduto. I suoi prezzi erano alti, ma l’aveva proprio sparata quando aveva detto 200. Aveva visto uno ricco, evidentemente alle sue prime volte e aveva detto una cifra qualunque. Mai avrebbe pensato che questi gli avrebbe offerto di più.

Quella sera se la meritava al chiuso.

Entrò nella chiesa e si guardò in giro: era deserta. Qualche candela bruciava vicino all’altare e la poca luce che emanava si sfumava in quella elettrica, ma altrettanto debole, sull’altare. Si sedette su una delle panche in fondo e si strinse nelle spalle, Lì dentro non faceva così freddo, ma non sufficientemente caldo da riscaldarlo. Si alzò subito e decise di andare vicino alle candele dove, forse, avrebbe fatto più caldo. Camminò dritto in piedi, sul corridoio centrale,senza un gesto devoto nei confronti di quel crocifisso che, da dietro l’altare, sembrava incombere su di lui.

Ash non lo guardò neanche, ma anzi, gli diede le spalle sedendosi vicino alle candele dove, effettivamente, l’aria era più calda.

C’era un silenzio assoluto, all’interno della chiesa. Ashley sentiva solo il suo respiro e una goccia d’acqua, che, di tanto in tanto, cadeva dai suoi capelli.

Portò le ginocchia al petto per scaldarsi ulteriormente. Non aveva voglia di andare a casa, Mikey probabilmente non era ancora tornato e l’idea di rivedere Ian e Patrick a quell’ora di notte, probabilmente strafatti, non era certo delle più allettanti. Si ricordò del pacchetto nuovo che aveva in tasca e prese una sigaretta, accendendola con una delle candele lì di fianco a lui.

“Lo sai che ci sono persone che credono che quelle candele illumino la via dei loro cari verso il Paradiso…”

Ash sussultò e quasi cadde dalla panca su cui era seduto.

“Cazzo, non ti avevo sentito arrivare”

“E fumare in chiesa, inoltre, è proibito” disse l’uomo appena arrivato, togliendo dalle labbra di Ash la sigaretta e strappandone via la brace all’estremità.

“Sei uno che non si ustiona facilmente” commentò sarcastico Ash, ma poi guardò stupito l’uomo che gli stava porgendo il resto della sigaretta, spento.

“Dal sorriso che hai fatto quando l’hai presa, penso che tu la ritenga un bene prezioso. Sarebbe sciocco buttarla via tutta, no?”

Ash annuì, esterrefatto e riprese la sigaretta.

Guardò l’uomo davanti a sé. Era un prete giovane, poteva avere trenta, trentatrè anni non di più. I capelli lisci erano ben ordinati sulla nuca e sulla fronte, solo intorno alle orecchie ricadevano a ciocche sparse, quasi si ribellassero a quel taglio austero. La luce delle candele non permetteva ad Ashley di capire di che colore fossero. Castani? Biondo scuro forse?

Portava occhiali piccoli e ovali; minimalisti ma ricercati. Una montatura che ti saresti aspettato più su un cartellone pubblicitario, piuttosto che su un prete.

“Devo andarmene?”

“No” rispose il prete “ma ho pensato ti avrebbe fatto piacere del tè caldo” Disse porgendogli un bicchiere di cartone fumante “E’ da quando sei entrato qui che tremi. Ti ho portato anche questo” aggiunse appoggiando un maglione di fianco ad Ash “così ti riscaldi meglio”

“Non proprio all’ultima moda” disse con fare impertinente Ash che, comunque, si affrettò a togliersi la propria giacca. Non vedeva l’ora di avere addosso qualcosa di asciutto.

“E’ del parroco di questa chiesa, ha settant’anni, non puoi pretendere molto” rise il prete.

“Non sei tu il parroco di qui?” Il primo sorso di tè irradiò così tanto calore dall’interno che Ash sospirò di piacere.

“Ti sembro così vecchio?” lo rimproverò il prete “No, io sono qui per aiutare il parroco e per intraprendere la via che mi porterà a Dio”

“Io ne conosco ben altre di vie che ti portano a Dio” commentò Ash fra sé e sé, ma tenendo sotto controllo la reazione del prete. Reazione che non arrivò. “ E quindi mandi tu avanti baracca e burattini quando il vecchio dorme?”

“Il reverendo Paul” lo corresse il prete “non sta molto bene in questi giorni, per cui si ritira presto la sera e io mi occupo delle preghiere serali e di chiudere la chiesa, quando è ora”
”Ma stasera l’hai lasciata aperta”

“C’è sempre qualcuno che potrebbe aver bisogno di ospitalità nella casa del Signore”

“E’ incredibile che ci sia gente che crede davvero a queste cazzate. Io avevo solo freddo”

“Per qualunque motivo sia, sei entrato e questo per me è sufficiente”

“Anche se ho acceso una sigaretta con una candela?”

“Anche se hai acceso una sigaretta con una candela” gli sorrise il prete.

Aveva un bellissimo sorriso, così caldo e rassicurante che Ash si ritrovò a sorridere anche lui. Forse, anche se erano tutte cazzate le storie raccontate dai preti, rendevano più dolci le persone che ci credevano.

“Bevi sempre il tè senza niente? Neanche con un goccio di latte?”

“Il tè va bevuto senza nulla, altrimenti perdi tutto il suo sapore”

“Sarà, ma io l’avrei preferito con un po’ di latte”

“Fai anche il pignolo su come ti viene servito il tè?” lo prese in giro il prete.

“E’ quello che mi diceva sempre il Lercio, quando mi offriva i panini…”

“Il Lercio?”

“Sì, l’omino che aveva un baracchino di hotdog all’angolo a Becontree. Faceva i migliori panini di Londra. Non riusciva mai ad azzeccare il panino che doveva farmi, penso perché alla fine, non mi ascoltava neanche” Ash si strinse nelle spalle, sorridendo al ricordo “Perciò è naturale che mi lamentassi, quando mi dava il panino sbagliato.”

“Ma non hai detto che te lo offriva?”

“E che c’entra? Anche offerto, era il panino sbagliato”

“Ne parli al passato…”

Ash sospirò e guardò il prete negli occhi “E’ morto. O almeno, così dicono. E’ scomparso, al posto suo c’è un altro che fa panini, ma niente a che vedere con quelli del Lercio”

“Non sai cosa gli sia successo?” chiese il prete.

“Sai come vanno queste cose, uno chiede in giro…magari un po’ qua e un po’ là, ma nessuno ha notizie certe. Per un certo periodo è anche girata voce che il Lercio avesse avuto problemi con dei tizi ed un debito da saldare, ma non penso sia vero. Non era da Lercio fare debiti…Pensa che una volta” spiegò Ash “m’ha prestato un libro. Ha precisato però, che non me lo prestava, ma che me lo regalava e che io gliel’avrei regalato a sua volta, quando l’avrei finito. Diceva sempre che non voleva crediti, né debiti con nessuno. E’ inverosimile che uno così abbia dei debiti, non credi?”

Il prete guardò Ash e annuì “Che libro era?”

“Era un libro di viaggi, sull’Italia e il Mediterraneo”

“Vorresti andarci?”

“Da impazzire, se avessi qualche soldo, partirei domani. Ma sai, per ora è troppo caro lasciare l’Inghilterra”

“Non sei mai andato all’estero?”

Ash si strinse nelle spalle “Il Galles conta?” e poi rise, divertito.

“L’Italia è molto bella, ti auguro davvero di poterla visitare un giorno”

“Ci sei stato?” chiese entusiasta Ash, ma poi riportò la voce al tono di sempre “Sì, ci andrò un giorno… Vorrei vedere il mare…caldo”

“Il mare caldo?”
Ashley annuì e il prete rise.

“E’ divertente?”

“No, è che di solito, se qualcuno vuole visitare l’Italia è per andare a vedere Roma, Firenze o Venezia… E non per vedere il mare caldo…”

“Vorrei andare anche a Roma, Firenze e Venezia, ovviamente. Ma soprattutto, vorrei stare in riva al mare e che questo sia caldo e brillante, come in quelle foto del libro del Lercio. Poi la sera potrei andare in giro per città , ma di giorno…” Ash non concluse la frase, perso fra quelle immagini che aveva visto mille volte, su un libro che non aveva mai più restituito.

Riusciva sempre a controllare le sue reazioni, dosare le parole e i gesti, ma quando si lasciava andare, il suo labbro inferiore sfuggiva al suo controllo e tremava, a volte impercettibilmente, altre volte più marcatamente. Da sempre era qualcosa che non riusciva a controllare e che lo infastidiva a dismisura.

Anche in quel momento, fra il ricordo del Lercio e di un possibile futuro, il suo labbro tremò, sopraffatto da una malinconia improvvisa.

Suonarono le campane.

“Cazzo” scattò in piedi Ash “Mi sa che s’è fatto tardi”. Si girò verso il prete per salutarlo, ma gli mancarono le parole. Gli sorrise semplicemente e l’altro fece lo stesso.

Corse via, per raggiungere il più in fretta possibile la metropolitana che l’avrebbe portato a casa.

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