sabato 14 novembre 2009

Noi due (capitolo 14)


Non ci posso credere, eppure sono già passati sei anni da quel giorno, da quando Hesediel ha scelto di sparire dalla mia vita senza chiedermi il permesso; in fondo non mi ha chiesto il permesso neanche per entrarci. Ha sempre fatto come ha voluto lui. E io ero sempre troppo debole per oppormi a lui. A volte penso che sia un bene che se ne sia andato, avrei rischiato di vivere come una sua ombra.
Io sono cambiato da allora.
Lo ammetto, l’ho cercato disperatamente, ero furioso e depresso. Lo amavo.
Lo amo?
Non lo so più, ma ancora lo penso. E dopo di lui non ho avuto nessun altro uomo.
Nessuno.
Non ho più voluto essere abbracciato da un altro maschio, neppure un amico.
Volevo conservare per sempre il suo profumo. Nei primi tempi mi rifugiavo nel suo letto e piangevo sui suoi vestiti. Si, esattamente come una ragazzina alla sua prima cotta.
Quasi mi viene da ridere, ora, ripensandoci, però in quel momento soffrivo. Soffrivo veramente.
Avevo conosciuto l’amore.
E posso affermare che esso non è bello, non è gioia, non è bellezza. È solo sofferenza.
Non voglio più amare.
Dopo di lui non ho amato nessun uomo, tuttavia ho avuto parecchie donne. E solo una relazione, con Evrika.
Era una cara ragazza che mi aveva amato sinceramente e che mi amerà per sempre, cosi come mi ha giurato quella sera di Natale sotto la neve.
‘Tu sei l’unico che amo, Gabriel, e che sempre amerò. Perché mi guardi cosi? Non ci credi? Io ti amerò per sempre, qualsiasi cosa dovesse accadere. Qualsiasi’ cosi mi aveva sussurrato prima di stringermi al suo fragile corpo dilaniato da quel male che l’ha portata via un anno fa.
Sono morti.
Lei e Hegyron.
Due persone che amavo.
Ancora, nei momenti in cui penso agli ultimi avvenimenti di sei anni fa, mi sembra che tutto scorra davanti ai miei occhi cosi velocemente da non capire cosa sia successo veramente.
Il scoprire che qualcosa di importante si nascondeva nel mio passato, la pazzia di Hegyron e la sua morte, l’abbandono di Hesediel.
Ancora ricordo lo sguardo accusatorio di Nathalie.
Era colpa mia se suo marito era sparito. Certo, era solo colpa mia.
Perché ero il suo amante.
Quella donna, cosi dolce all’apparenza, è davvero temibile. Ha fatto di tutto per far dichiarare la morte di Hesediel, in tale modo lei sarebbe diventata la sua unica ereditaria.
Lo amava, certo, ma amava molto di più i suoi soldi e il suo potere.
Ancora Hesediel non è ufficialmente morto, solo fra quattro anni lo dichiareranno tale.
E io stupidamente mi ancoro anche dopo cosi tanto tempo alla speranza del suo ritorno. Non so come reagirei. Se lo vedessi vorrei comportarmi in modo del tutto freddo trattarlo con sufficienza, però so benissimo che non ci riuscirei.
Anche se ora sono diverso, sono più forte.
Mi manca.
Ho cercato di rifugiarmi in avventure e nello studio e nel lavoro. Tutto è stato invano.
Il sesso non mi ha dato consolazione, lo studio intenso mi è sembrato fin troppo poco e il lavoro… beh, almeno grazie a quello potevo sfogarmi picchiando i criminali.
Per fortuna non sono un semplice poliziotto, poiché faccio parte di un’agenzia non governativa che lavora sotto copertura per arrestare i criminali a livello internazionale.
Con i pesci piccoli mi diverto abbastanza, ma devo sempre stare in guardia con i capi.
Ironico, però ho scoperto che il ‘mio caro’ Hesediel aveva parecchi punti scuri su alcuni suoi affari. Diciamo che spesso lavorava al limite del legale.
Ecco perché in pochi anni è diventato tanto ricco. In ben sei anni si era posto a capo di una catena di alberghi di lusso e gioiellerie.
Lo devo ammettere.
Pochi ci sarebbero riusciti.
Un uomo forte e senza scrupoli.
Non che all’inizio mi avesse dato un’altra impressione.
Ma ho recuperato i miei ricordi grazie a terapie varie. E ho capito alcune cose che non potevo cogliere altrimenti. Ho capito alcune sue parole, alcuni gesti.
Vorrei rivederlo e chiedergli molte cose, soprattutto vorrei chiedergli se mi ha mai amato.