domenica 10 maggio 2009

Alexandros ( capitolo 9)


Alexandros stese le gambe perlacee e chiuse gli occhi. Un leggero venticello gli accarezzava il viso esposto al sole di fine estate. La sola toga gli dava alquanto fastidio per il caldo, anche se era di lino. Si passò una mano fra i capelli sospirando. Si alzò guardandosi intorno.
Non c’era nessuno al di fuori di Tia* che chiamò. La donna si voltò e gli sorrise aspettandolo, quando lui la raggiunse le prese dalle mani un secchio d’acqua. Lei lo ringraziò per la gentilezza che le dimostrava sempre.
“Figurati” rispose il ragazzo avviandosi con Tia verso le cucine.
“Quanto fa caldo! Oggi non hai lezione con i figli del padrone?” gli chiese accendendo il fuoco.
“No, oggi erano stanchi e li ho lasciati riposare, ma ho detto loro di leggere alcune poesie di Menandro” la informò cominciando a tagliare delle cipolle.
“Che fai? Cosi piangerai” lo rimproverò scherzosa.
“Non ti preoccupare, invece tuo figlio come sta? Ultimamente l’ho visto un po’ pallido” affermò, mentre l’acido solforico della cipolla faceva il suo effetto sugli occhi del giovane.
Alexandros si riferiva a Gavriil, un ragazzo più o meno della sua età che faceva il giardiniere, si occupava delle piante che, grazie alle sue mani, erano rigogliose e sane. Era un vero asso nel suo lavoro e Marcus apprezzava molto ciò; tuttavia recentemente lo aveva visto piuttosto giù di morale e anche debole, respirava con affanno e non si poteva concentrare per molto.
“Non so, non me ne vuole parlare, ora è andato a riposare un po’” la sua voce era preoccupata.
Alexandros annuì.
“Se vuoi dopo che finisco qui andrò da lui, forse riuscirò a vedere cos’ha” propose, la donna lo guardò pensierosa, quindi gli tolse coltello e cipolla dalle mani suscitando le sue proteste.
“Questo è un lavoro da donne, tu vai a vedere cosa fa Gavriil” Alexandros la osservò serio, Tia doveva essere molto in pensiero per il figlio. Alzò le spalle e le diede un buffetto d’affetto sulla guancia, poi andò verso la camera del ragazzo.
Bussò piano, ma non ottenendo risposta entrò.
La prima cosa che lo colpì fu la luce soffusa della stanza, il profumo di fiori e il ragazzo che sembrava dormire.
Gavriil stava supino con le mani dietro alla testa, era a petto scoperto e solo un panno bianco gli copriva l’inguine, i capelli neri erano corti e ricci, il volto era regolare e le labbra increspate a causa di chissà quale sogno.
Alexandros si avvicinò e si sedette sul bordo del letto, lo scosse piano, ma giacché quello non si svegliava sospirò decidendo di aspettare un po’. Gli passò una mano sulla fronte, era piuttosto caldo nonostante fosse bianco come un lenzuolo, sudava anche freddo. Aveva la febbre.
Gli prese il polso e constatò che i battiti si sentivano appena, però erano molto veloci, malgrado stesse dormendo.
Si alzò per andarsene, ma una stretta ferrea lo bloccò.
Gavriil lo scrutava grave, quasi furente.
“Che ci fai qui?” gli chiese piano. Alexandros cercò inutilmente di liberarsi.
“Lasciami il polso Gavriil” gli ordinò, ma l’altro si mise a sedere e lo trascinò sul letto accanto a sé.
“Sto bene, Alexis**” sussurrò fissandolo con i suoi occhi neri.
“Non stai bene, hai la febbre e il tuo cuore non funziona normalmente”.
“Oh, ora sei anche medico?” lo beffeggiò, il ragazzo si liberò dalla mano di Gavriil e si alzò.
“Non lo faccio per te, ma per tua madre”, Alexandros lo osservò con la coda dell’occhio. Non capiva cosa gli prendesse, normalmente Gavriil era sempre stato molto gentile con lui, seppure non si parlassero molto, infatti si vedevano soltanto nelle rare volte in cui Alexandros stava nel giardino con i figli di Marcus o quando lui passeggiava lì e Gavriil era ogni volta intento a potare piante, innaffiare, prendersi cura di quelle che sembravano essere la ragione della sua vita.
“Certo…” si passò una mano fra i capelli, poi aggiunse “Non dirle niente, va bene? Non voglio che si preoccupi, ho solo un piccolo raffreddore”.
“Non le dirò nulla a patto che tu prenda quello che ti darò”.
Gavriil lo guardò sospettoso, si alzò anche lui dal letto sovrastandolo per altezza di circa dieci centimetri.
“Cosa mi darai?”.
“Nel giardino hai della malva e del biancospino?” gli chiese sorridendo.
“Si, vieni” disse mettendosi una tonaca leggera.
Nell’orto trovarono quello che cercavano, dopodichè Alexandros tornò nelle cucine dove lavorò le piante sotto gli occhi ammiranti di Tia che gli era intimamente molto grata di quello che stava facendo per il figlio.
Gavriil non oppose resistenza quando il ragazzo gli diede da bere l’infuso, si mise nel letto e cercò di dormire.
Alexandros gli augurò la buonanotte e uscì dalla sua stanza, tuttavia, non appena chiuse gli occhi, alla sua mente si affacciò il viso di Alexis, il suo bel corpo, i suoi capelli fluenti.
Era molto bello… si mise prono cercando di scacciare quelle immagini dalla mente.
Alexandros nel momento in cui si chiuse alle spalle la porta della stanza di Gavriil fu raggiunto da un Cornelius agitato che aveva il fiatone per aver corso.
“Cosa c’è?” gli chiese vedendolo in quello stato.
“Ju… Julius…” sussurrò con voce interrotta.
“Julius? Che ha fatto?” domandò aggrottando le sopracciglia.
“E’ andato via”.
“Dove?!”.
“Non me l’ha detto, era arrabbiato”.
“Perché? Con chi?”.
“Beh con te… ha ricordato che non capisci niente e… poi se n’è andato da solo verso il foro” lo informò con sguardo impaurito.
Il cuore di Alexandros cominciò a battere all’impazzata.
Era buio. Julius era da solo per le strade romane piene di gente poco onesta. Era il figlio di un questore e generale. Era in pericolo. Julius era sotto la sua tutela. Se gli fosse capitato qualcosa Marcus… non voleva neanche pensarci.
“Vado a cercarlo” pronunciò infine, ma Cornelius lo seguì.
“Non puoi andare da solo! L’ultima volta stavi…”.
“Non ti preoccupare, torno subito e con quell’incosciente di Julius! Chi altro sa che è uscito?”.
“Nessuno”.
“Bene, allora fai in modo che nessuno lo venga mai a sapere!”.
Cornelius guardò la figura di Alexandros allontanarsi, era impensierito sia per il fratello che per il maestro.
“Stultus” sussurrò riferendosi a Julius, si era innamorato di Alexandros. Quella sera glielo aveva confessato, avevano litigato, Julius era andato in escandescenze e, dopo aver dato un pugno al muro per i nervi ed essersi ferito, uscì dicendo che sarebbe andato in un posto in cui le sue sofferenze sarebbero state alleviate.
Stultus, stultus Julius. Amava Alexandros, un giovane bello, intelligente, gentile, ma pur sempre schiavo.
Alexandros corse per le vie, cercando Julius. Le strade per la maggior parte erano buie. Alcuni ostelli erano aperti, cercò di vedere se dentro c’era il ragazzo ma niente. Si passò una mano sulla fronte. Dannazione!
Marcus non gli aveva messo il ciondolo con scritto “tenemene fucia et revo camaedomnum et viventium in aracallisti”***, ma se qualcuno avesse scoperto che era uno schiavo e che era da solo a quell’ora, avrebbe pensato che fosse fuggito e non voleva di certo essere arrestato.
Ormai doveva essersi fatto parecchio tardi, pensò rallentando il passo, forse era meglio tornare indietro e cercare il giovane con qualcun altro, magari avrebbe potuto chiedere aiuto a Gavriil. Stava per ritornare sui propri passi nel momento in cui vide alcuni ragazzi avvicinarsi e, fra le varie voci, riconobbe quella di Julius.
Quando si trovarono faccia a faccia, Julius si fermò e lo squadrò. Non si reggeva bene in piedi, segno che aveva bevuto un po’ troppo e neanche gli altri giovani che erano con lui non dovevano essere molto lucidi.
“Julius andiamo a casa” gli disse con voce ferma.
Il ragazzo alzò un sopracciglio e rise, anche gli altri sghignazzarono.
Julius fece qualche passo avanti.
“Sei solo uno schiavo, Alexandros, non pensare di poter dare a me ordini!” e cosi dicendo lo schiaffeggiò. Alexandros barcollò, non si era aspettato un comportamento simile.
Strinse i pugni, mentre la guancia gli andava in fiamme.
“Non ho ordinato niente a nessuno, sono venuto solo per riportarti a casa visto che tuo padre ti ha messo sotto la mia tutela” gli fece presente.
“Marcus non è mio padre!” gli urlò e volle dargli un altro schiaffo, ma uno dei suoi compagni lo fermò e guardò Alexandros.
“Non ti sembra di essere troppo arrogante, eh?” gli domandò “Ragazzi, divertiamoci un po’ con il bel schiavetto di Julius” e si riferì all’amico “Possiamo vero?”.
Julius stette in silenzio, dopo si fece da parte.
I quattro ragazzi si avvicinarono, due lo presero per le braccia, intanto che gli altri due gli sferravano calci e pugni.
Alexandros digrignò i denti, non poteva opporsi neanche se lo avesse voluto. Cercò di difendere almeno la sua dignità non lamentandosi.
Nel momento in cui uno gli diede una pugno nello stomaco sentì una lingua nell’orecchio, ringhiò, ma quello che ottenne furono solo delle risa.
Venne buttato per terra, uno gli teneva le mani ferme e un altro le gambe, intanto sentiva le mani di un terzo che gli violavano il corpo, cercò invano di divincolarsi, di gridare. Un altro schiaffo lo colpì al volto. Sentiva del sangue colargli dalle labbra indolenzite.
Finalmente Julius parve riprendersi e si avvicinò.
“Che cazzo state facendo?! Lasciatelo subito” comandò con la mano fra i capelli.
Era arrabbiato con Alexandros poiché lo aveva respinto, quindi aveva voluto vendicarsi un po’, tuttavia la situazione stava veramente degenerando.
“Fermatevi!” gridò vedendo Publius che si era messo in mezzo alle gambe di Alexandros e lo stava per prendere mentre l’altro gli mordeva violentemente le labbra.
Quelli non gli diedero ascolto, allora Julius si scaraventò su Publius che si alzò e gli diede un pugno alla tempia, il ragazzo cadde indietro, si volle rialzare, ma il suo cuore si raggelò non appena sollevò lo sguardo.
Una figura alta, possente, tesa si avvicinò a Publius. Gli altri tre si bloccarono.
Si udirono dei passi felpati e sicuri. Poi un urlo inorridito.
Marcus aveva afferrato per il collo Publius e stringeva con forza.


*Il nome della schiava Cassia è stato cambiato in Tia.

** Alexis è il diminutivo di Alexandros.

*** "arrestatemi se fuggo e riportatemi alla bella casa del mio padrone".

3 commenti:

  1. Bellissimo capitolo e poi, l'introduzione di un nuovopersonaggio è stata un'idea appropriata. vedo che hai accettato la mia idea di far scappare Julius e di farlo mettere nei guai, ora immagino la reazione di Marcus. Continua.

    RispondiElimina
  2. Eh già^__^: Marcus a quanto pare è davvero furioso. Chissà che farà agli amichetti di Julius, e soprattutto cosa farà a Julius. Io se fossi al posto suo comincerei a tremareXD.

    RispondiElimina
  3. Ciao ho dato il via a un concorso fotografico sul mio blog,
    questo è l'indirizzo del contest

    http://marcocrupifoto.blogspot.com/2009/05/concorso-fotografico-fotocontest.html

    spero di vederti in gara, se l'idea ti piace e ai amici interessati alla fotografia spargi la voce ;)

    Ciau ciau a presto.

    RispondiElimina