lunedì 20 aprile 2009

Alexandros (capitolo 8)



Alexandros rabbrividì piano. Guardò davanti a sé; Julius, Cornelius ed Aemilia stavano scrivendo, non c’era nessun altro. Scosse leggermente la testa. Gli era sembrato che ci fosse qualcun altro lì con loro. Tornò a controllare i conti del suo padrone.
Il ragazzo assunse un’espressione malinconica.
Subito dopo quella notte Marcus era dovuto partire in una campagna militare contro un gruppo di ribelli celti; alla partenza lo aveva visto più silenzioso e triste che mai, anche i suoi tre figli non esprimevano la gioia di sempre, Alexandros era certo che qualcosa gli sfuggisse; di norma, essere un generale in una campagna militare era un grandissimo onore per un civis Romanus, invece capì immediatamente che per Marcus fosse solo una seccatura.
Ormai erano passati due mesi da quando era partito, ogni tanto mandava delle lettere ai figli, nelle quali egli era del tutto inesistente. Questo gli faceva quasi male; anche se sapeva che per lui non era che un corpo, avrebbe voluto… alzò gli occhi al cielo, cosa avrebbe voluto? Nulla, non avrebbe voluto un bel niente da Marcus se non la propria libertà.
Bugiardo, pensò scocciato.
Julius lo stava osservando.

“ Ehi, maestro!”Alexandros si voltò sentendosi chiamare, Julius si fermò ansimando dopo la breve corsa.
“ Cosa c’è? Qualcosa che non hai capito a lezione?" cercò di sorridere.
“ No, vorrei parlare con voi, se non vi spiace”Julius era serio, Alexandros inarcò le sopracciglia. Lo fissò, infine annuì.
Normalmente, quando erano a lezione i ragazzi gli davano del lei, tuttavia quando parlavano come amici si davano del tu e lo stesso fece anche Julius che stava seduto sopra una grossa roccia, invece Alexandros sedeva sull’erba.
“ Ti manca Marcus, vero?”Julius arrivò subito al sodo.
Alexandros lo guardò meravigliato rimanendo a bocca aperta, non sapeva cosa dire, era innaturale che il padrone mancasse allo schiavo!
“ Non mi vuoi rispondere. Bene, secondo me ti manca: non ti rendi conto quanto i tuoi sentimenti siano ridicoli?”disse Julius tagliente.
Alexandros assunse un’espressione seria.
“ Finiscila, Julius! A te non deve importare nulla di quello che provo io, e poi non sento nessun sentimento per tuo padre se non stima perché è davvero un gran uomo”sibilò Alexandros, ma il suo alunno scoppiò in una risata ironica.
“ Si, certo! Pure a letto è un gran uomo, vero?”replicò il ragazzo.
Alexandros si voltò verso di lui con un sorrisino sarcastico.
“ Cosa c’è Julius? Sei geloso?”lo fulminò con lo sguardo, l'altro socchiuse gli occhi.
“ Se lo fossi?”.
“ Smettila di dire sciocchezze! Dimmi perché mi volevi parlare e finiamola qui”gli disse sospirando.
“ No, invece parliamo di questo. Tu ami Marcus, guarda che se ne accorgerebbe anche un cieco”.
“ Baggianate! Come puoi pensare che io…”non finì la frase e fece un gesto esasperato con la mano.
“ E’ cosi… da quando lui non c’è tu ti sei come spento, nemmeno quando sei arrivato qui, quando lottavi per accettare la tua condizione di schiavo, non eri cosi triste!”.
“ Julius… ti sbagli, sei troppo giovane, stai scambiando la stima per qualcos’altro”resistette, ma l’altro lo prese per un polso costringendolo a guardarlo in viso.
“ Bugiardo… anche tu sei giovane, ti puoi benissimo innamorare di una persona in cui vedi una specie di modello”lo avvertì.
“ Dimmi un po’ Julius: come mai disprezzi tuo padre?”gli chiese duramente, il ragazzo lasciò la presa scoppiando a ridere " Cosa c’è da ridere tanto?”.
“ Lui non è mio padre, Alexandros”gli svelò infine con voce triste” Non è né di Aemilia né di Cornelius, lui è nostro zio”.
“ Come…?”Alexandros era disorientato, non capiva; perché allora tutti dicevano che erano i suoi figli?
“ I nostri genitori sono stati uccisi da una brigata di celti, da allora lui ci ha cresciuti. Tutto qui”disse con voce incolore.
“ Non lo sapevo, però ciò non toglie che gli devi portare rispetto perché se non avesse tenuto a voi non vi avrebbe preso con sé”lo ammonì il ragazzo.
Julius ridacchiò, lo prese per la spalla sedendosi accanto a lui, Alexandros serrò le mascelle. Il romano gli passò la punta dell’indice sulle labbra, il greco lo fissava attonito.
“ Cosa stai facendo?”ringhiò Alexandros, ma Julius non si degnò di rispondergli, velocemente gli mise una mano dietro la nuca e con la forza avvicinò il suo viso al proprio, premette le proprie labbra su quelle di Alexandros che si divincolò inutilmente, infatti Julius era più forte di lui e lo baciò in un modo del tutto nuovo, furiosamente, con impazienza, pareva quasi una punizione, allora Alexandros volle tirargli un pugno, ma lui lo bloccò portandogli le mani sopra la testa e lo fece distendere allungandoglisi sopra. Il bacio divenne pian piano più calmo fino a quando Julius staccò la sua bocca.
“ Le tue labbra sono proprio come le avevo immaginate”gli sussurrò all’orecchio.
“ Ah si? E come sono?”rispose Alexandros pieno di rabbia.
“ Semplicemente meravigliose, davvero. Se fossi al posto di Marcus ti scoperei ogni notte”commentò ironico stringendo di più le sue mani attorno ai polsi dell'altro.
Alexandros era certo che, anche se a fatica, si sarebbe potuto liberare, ma sapeva anche che se lo avrebbe fatto gli si sarebbe avventato contro e solo gli dei sapevano che sarebbe successo. Respirò a fondo cercando di calmarsi.
“ Ma non sei Marcus e io non sono il tuo schiavo”replicò Alexandros sorridendo sarcastico, Julius inarcò le sopracciglia.
“ Quindi tu ti offri volentieri solo al tuo… ehm… padrone?”.
“ Si”.
“ Io sono suo “figlio””
“ Questo discorso lo abbiamo già fatto e ora levati da sopra”gli ordinò guardandolo negli occhi.
“ No!”gli sorrise teneramente Julius.
“ Mi stai prendendo in giro? Non fare lo scemo, ti sei preso la tua personale vendetta su Marcus, no? Ora puoi anche lasciarmi”la sua voce ormai era esasperata, Julius lo guardò stupito. Alexandros credeva davvero che lo avesse baciato solo per una piccola ripicca nei confronti di Marcus? Quasi gli veniva da ridere, davvero non si era mai accorto di come lo guardava sempre? Scosse piano la testa, Alexandros vedeva solo Marcus e lui per il momento non poteva farci nulla, anche se si era preso una brutta cotta.
Sospirò.
Doveva rivolgere la propria attenzione su qualcun altro, almeno cosi lo avrebbe dimenticato, magari su una donna, tanto per cambiare.
Si fece da parte, lasciando andare Alexandros che balzò su e iniziò a fargli una predica. Julius non se la sentiva neanche di ribattere. In verità non stava nemmeno ascoltando quello che gli diceva. Alexandros stava ritto in piedi davanti a lui e gesticolava con le mani, poi alzò l’indice della mano destra verso l’alto, le sue belle labbra si muovevano, l’espressione degli occhi era ardente, ora inarcava ora rilassava le sopracciglia, i suoi bellissimi capelli erano leggermente mossi dal vento e le sue guance erano rosate.
Julius si portò una mano alla fronte sospirando, che tristezza! Si era innamorato di uno schiavo, di un bellissimo e intelligentissimo schiavo! Si mise la testa fra le mani, allora Alexandros smise di parlare e lo obbligò a guardarlo, ma Julius abbassò lo sguardo.
“ Va bene, dai, non volevo… forse sono stato troppo duro… in fondo sei giovane… vedo che ti sei veramente pentito, su, ora torniamo a casa” balbettò Alexandros che vedendolo con quel aria afflitta, si era calmato all’istante; Julius si alzò scrollandosi di dosso la mano del maestro e se ne andò senza dire una parola.
Alexandros rimase a bocca aperta. Ma cosa gli era preso? Alzò gli occhi al cielo. Vallo a capire, pensò incamminandosi anche lui verso casa.
Lungo la strada ripensò al bacio ricevuto poco prima, era un stato un bacio totalmente diverso da quelli passionali di Marcus. Ruppe un ramoscello da un albero e lo annusò.

Julius gli aveva chiesto se lo amava…
Scosse fortemente la testa, certo che non lo amava.

Che domanda stupida.

2 commenti:

  1. che roba......... povero julius però

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  2. No dai, il nostro Julius ce la farà a resistere ai vari traumi, in fondo è forte!!!

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